IL RITORNO DELLA GHIGLIOTTINA

IL RITORNO DELLA GHIGLIOTTINA

Oggi parleremo di teste mozzate.
Non volevo imbarcarmi nel solito sproloquio riguardante la decadenza dell’Occidente, ma le circostanze mi ci spingono.
Delle circostanze curiose, e macabre.
Un anno fa, progettavo una mostra (ovviamente irrealizzata) nella quale sarebbe dovuta figurare una testa mozzata, quella di Leonardo da Vinci, come simbolo del trapasso di un certo modo di intendere la cultura, in favore di strade più “moderne”, rappresentate nel resto del ciclo di opere mai fatte.
Il motivo di questo aneddoto, e il suo collegamento col resto, sarà più chiaro alla fine.
Da qualche giorno la solita discussione idiota occupa le bocche e le penne di qualche sciocca persona made in US, discussione che purtroppo deve, per forza di gravità, interessare anche noi: e i miei dubbi rispetto la mia stessa intelligenza si intensificano sempre di più; comunque, una statua divenuta virale qualche anno fa, in occasione del fenomeno #metoo, è stata copiata ed installata nei paraggi della Criminal Courthouse di Manhattan.
Sto ovviamente parlando della Medusa con la testa di Perseo dello scultore Luciano Garbati, da tempo molto condivisa sui social.
Senza entrare nel merito della questione del sesso dell’artista, del tutto irrilevante come dovrebbe essere, mi permetto una breve riflessione sul tema dell’opera: è un palese caso di “appropriazione” culturale, la stessa che viene criticata dalle fautrici del femminismo come pratica immorale e colonialista.
Ebbene, è palese l’utilizzo di una narrazione europea, “riadattata” alle esigenze strumentali del moralismo anglosassone odierno, misero straccio per coprire le pudenda di un re nudo.
Perché sarebbe “appropriazione”?
Beh perché come ha fatto notare qualche commentatrice, si sta usando un mito straniero, appartenente ad una cultura attualmente più debole di quella statunitense, forse addirittura colonizzata.
Questo atteggiamento, oltre a sottolineare la scarsità del livello intellettuale in corso, è quindi intrinsecamente contraddittorio.
Comunque sia la statua ribalta la situazione nota a tutti: non è Perseo a vincere la Medusa, bensì quest’ultima a reggere la testa del malcapitato eroe.
Non si cerca il superamento, bensì la vendetta.
La tradizione delle teste mozzate ha, come sappiamo, una lunga storia.
Il motivo per cui decisi di realizzare la testa del da Vinci per la mia mostra, era perché il tema è spesso presente nel mito del Battista, ad esempio (una sua testa fu infatti dipinta da Andrea Solario, allievo di Leonardo), e di solito la rescissione del capo è simbolo di rivalsa, o temporanea vittoria apparente sul nemico.
“Tagliare la testa al toro”: quanti santi sono stati decollati da aguzzini agli ordini di un bene superiore e sordo alle trasformazioni che la società stava intraprendendo (e infatti hanno poi foraggiato il potere iconografico del potente Cristianesimo), uscendo dalle maglie del potere che, non potendo far nulla, mozza teste di sparuti oppositori?
Morto il Battista, Gesù arrivò comunque.
Golia decapitato da David non ha garantito la pace dell’attuale Israele, ancora oggi assediato: anche la decollazione di Oloferne sancì una vittoria temporanea.
Le teste mozzate dai rivoluzionari francesi, iniziate a rotolare nel 1789, sono germinate in nuove, subdole forme attraverso cui il potere si impone sulle vite dei poveretti del terzo, quarto e quinto stato che si voleva difendere ed elevare.
Oggi chi taglia le teste, sono però altri, sono i difficili discendenti degli antichi assedianti della terra di Cana, infettati dal germe del monoteismo più giovane, l’Islam (onde evitare rappresaglie, tenendoci [poco] alla mia testa, specifico che i monoteismi li schifo tutti senza eccezioni): accade che in Francia un insegnate, colpevole di aver mostrato delle vignette di Charlie Hebdo in aula, è stato decapitato.
L’altra sera mi sono ritrovato a discutere con un professore d’arte che insegna proprio a Parigi: raccontava di come la Francia stia avviando un processo di secolarizzazione politica dell’Islam, non ho ben capito come, ma sostanzialmente legislando in maniera specifica sulla questione mussulmana con l’obiettivo di incoraggiarne la “diluzione” sociale: l’Islam, talvolta purtroppo e non solo in Francia, diventa strumento indiretto di circuizione culturale di minoranze che, sentendosi non accettate, si rifugiano nei meandri dell’integralismo.
Restando impermeabili ai vantaggi che un mescolamento culturale altrimenti porterebbe: le conseguenze di questo isolamento, le viviamo a cadenza regolare.
Da qui il tentativo francese di “modernizzare” il culto, creando canali di comunicazione privilegiati con la comunità islamica.
Funzionerà? Non lo so, ci sono scettici; a me il progetto così come l’ho sentito è sembrato interessante, ma non ho approfondito, quindi non posso farmi un’opinione a riguardo.
Posso solo paragonare le conseguenze che le varie riproposizioni che una tradizione oramai in disuso, quella di mozzare le teste, comporta.
Non serve ad un cazzo, fa solo danni ed è controproducente.
Tagliare teste porta sfiga all’apparato ideologico che muove i coltelli, le accette e le ghigliottine dei boia.
Chi regge l’arma, non è mai diverso da un burattino privo di volontà, agitato da istinti peggio che primitivi.
Può essere per la “giusta” causa, ma la violenza sarà sempre un lasciapassare per il contrattacco del “nemico” e la demonizzazione della causa originale, a cagione del movente che fa vibrare i colpi.
Che sia in forma di statua, come negli US, o praticata nella realtà, la decapitazione non è mai foriera di miglioramenti: è un sintomo di debolezza, di assenza di strutture intellettuali.
Pericolose similitudini accomunano il benpensare anglosassone all’estremismo religioso: l’utilizzo e la finalizzazione di processi sommari, basati sull’unidirezionalità dell’accusa non controbilanciata da opportune ricerche di prove fondate e condivisibili, col solo scopo di perpetrare le proprie convinzioni è solo la più evidente delle somiglianze.
Censura, iconoclastia, imposizione preferita al dialogo, sono alcune delle altre.
Pratiche rivoltanti.
Tutte queste cose oggi sono enucleate nel meccanismo subdolo della rete e dei social media.
Strumenti potentissimi che, partiti dalla promessa di un dialogo facilitato e capillare, nei fatti diventano spesso delle echo chamber dal fortissimo potere propagandistico.
E anche i social, piuttosto recentemente, hanno iniziato a “censurare”. Tagliano le teste, metaforiche, del pensiero (per quanto malato questo possa essere).
E tali sono gli esiti di una libertà recente nata dal sangue dei precedenti oppressori: una libertà che per mantenere acceso il proprio lume, al buio dell’ombra da esso generato, si contraddice.
Triggerando ulteriore violenza, maggiore incomprensione e ghettizzazione “del diverso”.
Poveri estremisti. Non sanno quello a cui vanno incontro, blaterando di guerra santa e bene superiore.
E non mi rivolgo solamente agli zeloti religiosi.
Mi riferisco a tutti i sostenitori dell’unicità eteronoma e finalista del pensiero, le cui conseguenze sono, da millenni, invariabilmente le stesse: divisioni, violenza, morte del diverso; tutto in nome “di uno scopo”.
Andatevene a cagare.
Vi scopriremo e vi denunceremo.
Sempre.
Vi combatteremo.
Quale che sarà la vostra razza, la vostra religione, il vostro sesso biologico o genere.
Siete fra noi, si sa.
Siete bestie mascherate da uomini, soddisfare istinti primordiali appendendoli a semplificazioni dogmatiche.
Incapaci di pensare. Stupidi, perciò evidenti.
Sì, l’Occidente sta morendo.
L’Europa è divenuta terreno di scontro di altre battaglie, sarà probabilmente rasa al suolo.
Gli USA sono dilaniati da guerre intestine.
E gli algoritmi di FB, proprio oggi, mi mostrano il disegno che feci esattamente un anno fa, col capo mozzato di uno dei più grandi geni che mai camminò su questa terra.
Quando si dicono le coincidenze.
Rabbrividisco.
Identifichiamo gli aguzzini.
Comprendiamo i moventi.
Smascheriamone le incarnazioni.
Potremmo scoprire di aver contribuito alla nostra disfatta ben più di quanto ci piaccia pensare. Fintanto che non abbandoneremo l’idea che certe convinzioni non sono criticabili, che esistono dogmi intoccabili; fintanto che giustificheremo il crimine (reale o teorico che sia) e la violenza perpetrate da minoranze, scusandole trattandone i membri (ciao “non tutte le” femministe) come dei poveri disadattati prodotti dalle iniquità del nostro imposto modo di vivere (talvolta è così, spesso non lo è), queste cose accadranno.
Fino a che non capiremo che il dialogo, la critica e la razionalità sono le uniche cose imponibili con discreto tasso di successo storico, e che dobbiamo continuare a combattere affinché la pluralità si esprima veramente sui vari piani intersezionali dell’esistenza astratta di un confronto intellettuale, questi misfatti avverranno.
Il successo combacia con l’ostinazione, non credo ci sarà mai pace nel mondo delle idee.
Ludovico Riviera
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