Il sistema dell’arte in Italia non c’è mai stato

Il sistema dell’arte in Italia non c’è mai stato

Perché gli artisti Italiani in questo secolo in quanto a peso culturale sembrano non contare un cazzo?
Per evidenti questioni di mercato.

L’Italia è in questo momento stretta da una morsa economica che è quella che materializza il peso e le imposizioni della storia dei linguaggi dell’arte.
Da un lato ci sono le potenze economiche dell’arte e del suo sistema (Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Brasile, Paesi Scandinavi, Francia, Spagna e Corea), dall’altro le nazioni outsider come l’Albania, la Romania, il Sud Africa e la Tailandia, che sanno esportare i loro talenti artistici e farne portatori d’istanze politiche e socioantropologiche.
L’Italia è collassata davanti alla globalizzazione e non si è saputa muovere politicamente ed artisticamente ne in una direzione ne in un altra, in questo momento l’arte e la cultura sono serve del mercato e di ciò che confeziona ed impone dall’altrove, in tempi di crisi invece si sarebbe dovuta tutelare l’idea dell’artista residente da esportazione per capitalizzare il valore della propria arte e della propria cultura.
Tra provincialismo e globalizzazione la storia del mercato dell’arte Italiano contemporaneo è ferma all’arte povera ed alla Transavanguardia anni ottanta.
Gli artistar Italici come Maurizio Cattelan, Vanessa Beecroft, Francesco Vezzoli e Monica Boncivini, hanno costruito il loro profilo professionale all’estero, dove hanno la loro residenza principale.
Non esiste nessun artista italiano “internazionale” sostenuto da un sistema nazionale (che non c’è), o si emigra o si muore.
Non esistono spazi di ricerca e di condivisione dei linguaggi istituzionali no profit, non esistono gallerie realmente rilevanti a livello internazionale (simulano di esserlo), non esiste un collezionismo istituzionale strategico a sostegno del residente, insomma il nulla nelle onde del mercato…

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