Il sistema dell’arte nel 2006: Giuseppe Della Volpe

 

Domenico Mimmo Di Caterino: 

Mi sembra di capire che la tua pittura sia pregna di simbolismo storico.

La scelta semantica è mossa dall’esigenza di creare una sacca di resistenza interiore, al dilagare di simboli status ultraliberisti che il sistema dell’arte porta a subire passivamente?

Sto pensando a cose come Koons o Kostaby…. 

Giuseppe della Volpe: 

Finalmente qualcuno che riesce a capire cio che voglio dire 

attraverso la mia pittura o scultura che sia, altro che critici con la puzza sotto al naso. 

Mimmo, sono troppo schifato di salotti viziosi e cenette lezze, odio tutto il fritto che ti appiccicano adosso, non va via. 

Come dobbiamo fare per farli fuori dalla nostra vista? 

Credimi, non basta evitarli, evviva pesce a 

fore… 

Domenico Mimmo Di Caterino: 

Non penso bisogni evitarli, anzi incontrarli quanto più possibile per sottoporli ad incessanti argomentazioni critiche verso il loro operato, insomma noi costituiamo un problema per l’attuale sistema culturale e siamo creature vive nate dall’attuale sistema culturale, la nostra arte nonostante tutto non è la soluzione ma è parte del problema…. 

Giuseppe Della Volpe:

Ne ho incontrati tanti dei signori che dicono cio che hanno letto e sanno a memoria, mai nessuno che mi abbia detto il significato o la ragione del mio operato

Fanno supposizioni, girano per vicoli intorno alle tue cose, ti affiancano a questo pittore somigli a quest’ altro.

Sono io, cazzo mi frega di tizio e caio.

Domenico Mimmo Di Caterino. 

Quanto pensi pesi l’editoria specializzata in questo sistema dell’arte? 

Giuseppe Della Volpe: 

Siamo noi a farla pesare. 

Scimuniti, manco bastasse una pubblicazione per diventare artisti. 

Voglio lanciare un monito per quelli sprovveduti alle prime esperienze con i lupi delle pubblicazioni, si spacciono come talent scout, pubblicitari con la forfora cascante, si aggirano tra i banchi del mercato offrendo e offendendo, rovistando e proponendo tomi grossi come mattoni, ti infilano in quell marasma e si creda di essere arrivato. 

A quei signori non interessa un cazzo del vostro futuro, di uno spiraglio di una promettente carriera, a loro interessa il danaro, siete un fottuto numerino nelle mani del mercato, tutto qui. 

Domenico Mimmo Di Caterino: 

Non hai paura che questo atteggiamento di eccessiva diffidenza verso gli addetti ai lavori, porti in qualche maniera gli artisti già ghettizzati dal mercato ad auto ghettizzarsi?

In questo sistema dell’arte occidentale il possibile sembra essere così a portata di mano al punto che noi forse stiamo proponendo, rifiutando di delegare, un sogno impossibile da realizzare, quello dell’artista indipendente libero di ricercare da professionista, il senso della sua arte svincolato dalle leggi del mercato globale. 

Giuseppe Della Volpe:

Forse non ha tutti i torti chi giustifica l’adeguamento del mondo dell’arte alle logiche del mercato, ho paura dici?

Il processo di “normalizzazione globale” è evidente.

La figura dell’artista è ormai patetico folkore con il contorno di una concorrenzialità che porta sentimenti che nulla hanno a che spartire con il mondo dell’arte, il sogno impossibile.

Quale SODDISFAZIONE PUò DARE IL RICEVERE UN PREMIO?

Quale SENsO HA trovarsi DESCRITTO IN RECENSIONI CHE ELOGIANO CARATTERISTICHE CHE NON POSSIEDI?

Bisogna saper distinguere l’esigenza creativa dalle ambizioni commerciali!

Ghettizzati ci siamo, perdonate questo mio sfogo di un patetico idealista.

Domenico Mimmo Di Caterino: 

Tu che cosa fai per evitare deleghe?

Come autodetermini la tua arte ed il tuo lavoro d’artista senza passare per tappe e catene di Sant’Antonio obbligate?

Come determini il tuo valore di mercato? 

Giuseppe Della Volpe: 

Faccio il clandestino di me stesso, schifo le deleghe, amo essere telecomandato a distanza da chi non vede, non fa domande e mai s’informa. 

La mia arte la determino con passione, notti in bianco davanti ad una tavola bianca in attesa di fermentare.

Mi dici “ARTISTA”, è quello che mi sento, senza leccare il culo a nessuno, senza fare come la stragrande maggioranza che riempie fino ad esaurimento biografie, infilano tutto, titoli, riconoscimenti, medaglie, mosche zanzare e vene varicose. 

AUTODIDATTA mi dice qualche addetto ai lavori, come se dopo aver fatto sesso con una donnna, lei ti dica: scopi bene che scuola hai fatto? 

Mi domando: questo e diventato l’artista? 

Pur di arrivare all’onnipotenza e disposto a stare in balia di questi santoni, venditori di niente,imbonitori del nulla, individui nemici di Zingarelli e Garzanti. 

Non ho un mercato, l’occasione e la persona fanno il mercato ed allora vendo, senza incendiare la mia vita. 

Domenico Mimmo Di Caterino: 

L’aumento progressivo del costo del denaro condanna certi artisti a vivere ad i margini del benessere sociale, io faccio fatica a sopravvivere, tu artista, libero ricercatore e pensatore, che lavoro sei costretto a fare per vivere? 

Giuseppe Della Volpe: 

La lira era una splendida donna, l’euro un povero travestito. 

Mi dispiace per chi vive al margine del sociale, 

tutta quella povera gente che adatta la propia vita nelle umide periferie. 

Una volta lo stipendiato era di media borghesia, ora non esiste più. 

Vivo e mi arrampico a fatica sugli specchi e tiro fuori le unghie per arpionare. 

Il mio lavoro per fare arte? 

Disegno modelli per calzature, non lo faccio per costrizione, mi permette le mie convinzioni, le mie parole e la mia libertà. 

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