Il tecnoinconscio di Marco Scionis (Foiso Fois)

Il tecnoinconscio

Basta andare su uno dei nostri social media come Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, aprirlo e osservare.

Cosa si può vedere?

Di tutto: frammenti testuali e visivi, pensieri scritti, semplici citazioni, foto di piatti, immagini di corpi, panorami di vita e ambiente.

Ma siamo sicuri che questi pezzi di vita siano solo schegge prive di ogni significato e rimando?
Forse no.

Forse rappresentano quello che qualcuno ha iniziato a definire come il nostro tecnoinconscio .

Ognuno di noi, infatti, nel racconto della propria vita su un social media genera dei prodotti che se visti nella loro singolarità vogliono dire poco o nulla, ma nel loro insieme o in connessione con altri assumono significati profondi, spesso non consapevoli a noi stessi.

Durante il corso di quest’anno scolastico abbiamo affrontato la tematica del tecnoinsconscio nel mondo dell’arte.

Ci è stato chiesto di realizzare un’opera con lo scopo di stravolgere il significato di base dell’arte e della scultura stessa.

Il mio lavoro è stato quello realizzare un’opera espressiva: un volto al’interno di una televisione.

Essa vuole comunicare una polemica, una provocazione nei confronti dei media, della tecnologia, nell’arte in tutti i suoi aspetti.

Personalmente il tecnoinsconscio mi ha dato luce da un punto di vista creativo, cioè noi siamo consapevoli che l’arte non è più libera, ma è schiava del progresso della società e contemporaneamente non può emanare la grandezza creativa libera dell’artista, consapevole che l’arte deve essere fuori da ogni schema sociale e morale.

Il mio lavoro è stato pensato con lo scopo di dar vita a ideali che ho apprezzato nell’arte del Dadà, fondendo creatività e posizione sociale, come fecero i dadaisti, anche se essi ebbero diverse sfumature nella loro arte.
Durante il mio percorso scolastico ho realizzato anche un’altra opera, frutto di una mia libera interpretazione surrealista.

 

“L’opera in questione è un incontro tra una divinità e l’arte, ricca di colori, in grado di esprimere, in forme non comprensive a primo impatto, la bellezza che l’artista ha provato nell’idealizzazione di questo incontro.”

Dato che l’uomo crea mentre l’arte trasforma, la mia corrente filosofica mi ha permesso di realizzare un’opera frutto di una visione surreale, non esistente nella realtà, dato che la realtà stessa viene rappresentata perfettamente dalla fotografia.

L’opera in questione è un incontro tra una divinità e l’arte, ricca di colori, in grado di esprimere, in forme non comprensive a primo impatto, la bellezza che l’artista ha provato nell’idealizzazione di questo incontro.

Marco Scionis, diplomando del Foiso Fois in Arti Figurative

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