IL TECNOPOPULISMO PLEBISCITARIO

Mentre i media ci bombardano con vaccini sì vaccini no, tira aria di guerra in Ucraina, così come in estremo oriente:

 

la crisi pandemica ha rinfocolato le rivalità geopolitiche, e l’impero americano è inquieto perché Russia e Cina hanno esteso la loro area d’influenza esportando vaccini lì dove le multinazionali USA non avevano convenienza economica a farlo.

 

IL TECNOPOPULISMO PLEBISCITARIO

Non c’è sondaggio pubblicato dai giornali dove Mario Draghi non risulti il politico più stimato da tutte le generazioni, i generi, le classi sociali:
la tecnocrazia non ha abolito il populismo plebiscitario, lo ha incorporato.
Questa mania di ribadire continuamente che il tecnocrate capo, il cui fastidio per il solo atto di comunicare è ormai proverbiale, ad ogni sua mossa riceve solo ovazioni, è un evidente residuo dell’epoca salviniana dei “Pieni poteri”: come Salvini Draghi ha bisogno di dimostrare che la sua pretesa autocratica incontra l’unanimità della popolazione italiana (ad eccezione dei novax, posti da Draghi al di fuori del popolo italiano), e quindi la democrazia con le sue divisioni, compromessi, scontri fra fazioni è inutile… chi agisce per volere unanime della nazione, non ha bisogno di dialogare con nessuno.
Rispetto a Salvini la dimostrazione dell’unanimità segue canali diversi:
l’ex ministro dell’interno infatti si appellava al successo della sua comunicazione social diretta, mentre Draghi non si espone mai in prima persona, lascia che siano enti terzi (istituti di ricerca, agenzie specializzate in sondaggi, ecc) apparentemente neutrali a certificare il suo incontrastato successo.
Il capo tecnocrate demanda quindi ad altri tecnici competenti il comunicare ai sudditi quanto lo amano…
Persino la presunta idolatria nei confronti del salvatore non può essergli messa davanti direttamente, perché il solo contatto del re-banchiere con l’entusiasmo degli inferiori lo insozzerebbe.
Federico Leo Renzi