Il terrore della complessità!

LA POLITICA DELL’AMORE-ODIO: PERCHE’ I PARTITI HANNO IL TERRORE DELLA COMPLESSITA’

Con il ‘900 sono tramontate le grandi narrazioni ideologiche, e con queste le identità che si riconoscevano in queste narrazioni.

Morti i collanti ideologici, gli occidentali hanno sviluppato una grande varietà di morali, gusti estetici, modelli di vita che non sono più riconducibili né spiegabili secondo le vecchie categorie destra sinistra, ancor meno utilizzando i vecchi concetti politologici come fascismo, comunismo, liberalismo, ecc.

I partiti eredi di queste concezioni però sono sopravvissuti, con le loro classi dirigenti, i loro potentati economici, i loro agganci nel mondo culturale e associativo.

Il problema dei partiti sopravvissuti è questo: mancando identità forti e consolidate, dipendono in piccola parte da categorie fidelizzate e inossidabili, per la gran parte invece dal fluttuare del voto d’opinione.

Siccome le opinioni di elettori dotati di identità fluida (che tradotto significa lavori precari, progetti relazionali instabili, lifestyle che inseguono le mode, ecc) sono per loro natura fortemente instabili e mutano al primo accenno di fallimento o debolezza del partito (o peggio, del leader) di riferimento, i partiti sono costretti ad affidarsi continuamente al sondaggio d’opinione per non trovarsi senza più appoggio elettorale.

Per dare un minimo di stabilità a questa situazione ingovernabile, e costruire un’identità nel contempo debole (in modo da tener dentro quante più elettori fluidi possibile) e riconoscibile (in modo che sembri esserci un’alternativa fra un’identità debole e un’altra) i partiti hanno semplificato sempre più le loro proposte, fino a ridurle ad una contrapposizione elementare: di fronte ad ogni problema, la scelta è fra l’amore o l’odio, fra l’approvazione incondizionata o l’avversione senza esitazioni.

Per questo i partiti hanno letteralmente il terrore di ogni posizione critica, meditata, lucida nel chiedere il rapporto costi-benefici, il calcolo dei rischi, la sostenibilità nel medio periodo: se fossero costretti dal dibattito pubblico a dover confrontarsi su progetti invece che su posizioni etiche e sentimentali, l’elettorato scoprirebbe due cose, entrambe inquietanti.

La prima è che su problemi strutturali e di lungo periodo i partiti non hanno idee né progetti concreti (immigrazione, alleanze geopolitiche, lavoro),

la seconda è che dove ci sia un qualche vago progetto, questo è contro tanto gli interessi materiali quanto a quelli ideali di chi li vota.

I partiti per sopravvivere sono quindi costretti continuamente a manipolare i sentimenti degli elettori, a semplificare tramite i mass media e i loro intellettuali organici i temi e i modi del dibattito pubblico, perché

NON HANNO E NON POSSONO AVERE IDEE NE’ PROGETTI.


Sono (si sono?) condannati ad essere zombie: cadaveri ambulanti costretti a divorare incessantemente il cervello altrui perché non ne possono avere uno proprio.

Federico Leo Renzi

 

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