IL VAGITO DEL LEONE

IL VAGITO DEL LEONE


Migliaia di studenti in piazza, a rivendicare il loro diritto al futuro, a pretendere una scuola libera, esattamente all’opposto di quella creata dal regime, a gridare il loro no al cambiamento della Costituzione voluto da Renzi-Napolitano, con la complicità di un Parlamento incostituzionale.
Ancora una volta, la dimostrazione della maturità di questa generazione, mette in evidenza, all’opposto, la misera fine, sono convinto transitoria, del potere dirompente della classe operaia unita, armata dei suoi ideali di cambiamento e della convinzione che le nuove generazioni non devono mai essere lasciate sole.
I motivi sono molti, vanno dalla semplice paura rassegnata, all’aver digerito sia la scomparsa di riferimenti politici, assorbiti dalla borghesia, sia gli accordi capestro della triade sindacale, trasformata dal proprio collaborazionismo in istituzione di regime.
Aleggia ancora, per fortuna, l’onda lunga dell’idea partigiana che supplisce come succedaneo all’assenza di qualsiasi collante unitario fra vecchie e nuove generazioni.
Purtroppo, nella scuola, lo stesso scannatoio definito “buona scuola” mette in luce, in una parte delle vittime docenti, atteggiamenti che vanno dalla rassegnazione sino ad arrivare alla condivisione.
Questo ed altro su cui soprassiedo per brevità, pone all’attenzione di chi non ci sta più a vagire semplicemente la sua protesta, il problema di come far tornare il ruggito del leone, cioè, prima di tutto della classe operaia.
Onestamente sono convinto che non ci siano scorciatoie, le quali spesso sono dettate più dal desiderio di dare respiro ideologico al proprio operato, collocandolo in un ambito analitico addomesticato, secondo il quale il ruolo storico della classe operaia non sarebbe più così sicuro, piuttosto che ripiegare nel lavoro meno appariscente, ma che permetta di costruire solide basi politico organizzative.


Con gli studenti in lotta quindi, senza la pretesa di timbrarli politicamente con questa o quella mini organizzazione politica.

L’unico timbro che è lecito aspettarsi è la costruzione della consapevolezza comune che la società cambierà davvero solo quando non ci sarà più la proprietà privata dei mezzi di produzione. 


Per questo bisogna attrezzarsi, sapendo che nessuno di noi è maestro e che senza organizzazione finalizzata a questo scopo siamo tutti, studenti compresi, politicamente disarmati.

G Angelo Billia