IN PUNTA DI PIEDI

IN PUNTA DI PIEDI

Sino a quando i partigiani, quelli veri, hanno avuto voce in capitolo, bene o male l’antifascismo ha contrastato seriamente i rigurgiti della marmaglia nera.
Attenzione!

Già allora, sull’argomento, per il potere costituito la Costituzione era carta straccia.
Poi sono arrivati i ripensamenti.

Alla prepotenza fascista, istituzionale e no, si è contrapposta una tale “ragionevolezza” da liquidare il problema con qualche “vibrata” presa di posizione, mentre imperversava la riabilitazione dei macellai.
Nelle piazze, alla polizia schierata in assetto antisommossa, si rispondeva a mani alzate, a simboleggiare la resa e la non violenza.

Quando andava bene finiva comunque con le teste rotte, nell’inconsapevolezza che dall’altra parte la violenza repressiva è l’argomento principale.


Come si è visto negli anni, in questa Repubblica, l’agire in spregio alla Carta fondamentale ha reso legittime le botte di Stato, l’arresto degli antifascisti, la galera per gli stessi, unitamente agli oltraggi anche istituzionali più inverosimili all’epopea partigiana.


Oggi le bande fasciste imperversano in Europa, in Italia queste stesse sono gratificate dall’occhiolino e anche qualcosa di più, governativo, senza dimenticare che il vezzo è ben precedente anche alla costituzione dell’ultimo Governo.


Questo e altro s’incontra con la sostanziale rinuncia dell’ANPI a svolgere un ruolo operativo nella battaglia antifascista.

Se si prescinde da qualche autorevole presa di posizione, sempre gradita perché stimolo culturale, manca la consapevolezza che uno Stato che nega le sue origini e la sua legge fondamentale, non ha nulla da spartire con l’antifascismo e le sue rappresentanze.
Se davvero si vuole impedire il peggio al quale siamo molto vicini, occorre riprendere gli scarponi, strumento poco adatto per muoversi in punta di piedi per non disturbare.

G Angelo Billia

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