Intervista a Bruno Sullo di Lalla_ontheclouds

 

bRUNO SULLO

INTERVISTA A BRUNO SULLO – UNA FINESTRA SALVERà IL MONDO!

Di lallaontheclouds

Bruno Sullo è artista, critico d’arte e operatore culturale. È presidente de La casa dell’arte, progetto multimediale per l’arte visiva di Rosignano Marittimo e a Livorno ha co-fondato il gruppo Lavorare- Camminare (2011) con cui sviluppa temi in bilico tra ricerca visiva e questioni esistenziali o di attualità.

Artista visivo, performer e video artista, dall’85 rielabora il tema della finestra come metafora di una possibilità di scambio, di dialogo tra condizioni diverse, tra mondi diversi.

Perché nel dubbio tra stare DENTRO o stare FUORI, si può sempre trovare il cornicione di una finestra dove sostare a riflettere.

Leggo sul tuo sito (www.brunosullo.org) che uno dei temi portanti della tua ricerca è quello della finestra. Che significato dai a questo soggetto?

Sì sono quarant’anni che lavoro su questo tema. Più propriamente il tema è quello del “confine attraversabile”. Del confine inteso non come un muro tra le culture ma come uno spazio con cui le persone possono entrare in contatto; una soglia, un valico attraverso cui si può passare da una parte all’altra. Per esprimere questo concetto ho preso come “simbolo” la finestra. È l’oggetto di uso quotidiano che mette in comunicazione interno ed esterno. Si tratta in primo luogo di una comunicazione visiva ma per me, che sono un artista visivo, stabilire questo tipo di rapporto equivale a “conoscere”. Un altro elemento che mette in rapporto interno e esterno è per esempio la porta, però la porta ha caratteristiche diverse. Quando entri dalla porta guadagni il dentro e perdi il fuori; e viceversa quando esci. La finestra invece è un elemento architettonico che ti permette di mantenere il contatto visivo anche con quello spazio in cui non sei più. Quando sei dentro, dalla finestra puoi guardare fuori, e viceversa. La finestra permette di stabilire un rapporto biunivoco tra interno e esterno ed è questo che mi interessa.

A cosa si applica oggi un simbolo come la finestra?

A moltissime situazioni; una che mi sta a cuore è quella dei migranti. Su questo tema ho fatto un video in cui la finestra è vista come una speranza di rapporto, di accettazione, di comunicazione, che tuttavia fallisce. Quindi questo simbolo, la finestra, per me non è qualcosa di consolatorio. È il mio modo di porre una riflessione su una problematica. Ma io sono un uomo che vive nel mondo e so benissimo che esiste una situazione della realtà e una situazione dell’utopia.

E cos’è per te l’utopia?

A me piace l’Utopia. Sono molto favorevole all’Utopia. L’Utopia lucida è quella cosa che si sa benissimo che è irrealizzabile ma che si persegue lo stesso. È lo stimolo per continuare a lavorare in una certa direzione. Anche se si sa che l’orizzonte non lo raggiungeremo mai, che è una pura illusione di unione tra cielo e mare. Ma intanto andiamo in quella direzione. Non lo raggiungiamo ma lo perseguiamo lo stesso.

In che modo si sviluppa la performance che intendi portare a TRA ART?

Farò un’azione che si chiama IN/OUT PERFORMANCE e che trova il suo fondamento su un’idea di alternanza tra FUORI e DENTRO e sul rapporto tra queste due dimensioni. A rappresentare l’OUT saranno notizie legate all’attualità, che in questa occasione saranno enunciate da una sorta di telegiornale. Notizie di attentati, relative a ISIS e terrorismo, ma anche sordide notizie di cronaca fino alle notizie che riguardano i migranti. Notizie di natura diversa che producono reazioni diverse in me, come performer. Le mie reazioni saranno espressione dell’IN, della dimensione interiore: da una condizione di follia e dissociazione psichica mi si vedrà passare alla somatizzazione fisica, corporea, di un dolore interiore, fino ad un processo di identificazione con i migranti stessi. La conclusione vedrà appunto la comparsa materiale dell’elemento finestra come simbolo di una speranza. A sottolineare questa possibilità di conciliazione tra dimensioni diverse ci sarà in conclusione un momento di contatto fisico con i presenti. L’abbraccio nella sua concretezza dice molte cose. Io poi sono un “abbraccione”. Mi mette in guardia anche mia moglie, che mi dice “Abbracci sempre tutti. Prima o poi qualcuno ti tirerà un ceffone!”.

Dunque: aprire una finestra può salvare il mondo?

Io credo che la nostra società soffra dell’incapacità di trovare e capire le intermediazioni. Regna la dicotomia. Il bianco e il nero. La cultura dell’out out. Se uno ha ragione l’altro deve aver per forza torto. In questo senso la finestra come simbolo concreto, con tutti i suoi buchi che fanno parte della sua conformazione, può intervenire in due modi: uno è quello di passaggio tra IN e OUT appunto, tra esterno e interno. Cosa che d’altra parte è la sua funzione primaria. Dall’altro – come emerge anche all’interno della performance- per avere una prospettiva più umana e una maggiore speranza: “aprire la finestra” della nostra intelligenza e del nostro cuore e ricordando di avere l’una e l’altra. La finestra come simbolo di rapporto tra esseri umani può essere ciò che ci permette di sopravvivere e magari, chissà, anche di vivere un po’ meglio. Magari anche questa è un’utopia lucida. E come dicevo poco fa l’importante non è afferrare l’utopia ma continuare ad andare sempre in quella direzione.

https://www.facebook.com/TRAART2016/

Inserito da Enzo Correnti

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