Intervista a David Brogi. Il clown che scolpisce emozioni di lallaontheclouds

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Intervista a David Brogi. Il clown che scolpisce emozioni

di lallaontheclouds

David Brogi, classe 1970, originario di Ponsacco, inizia giovanissimo, a metà degli anni ’80, lo studio delle arti figurative frequentando la scuola pisana del maestro Pollacci dove affina le abilità tecniche e espressive di scultore.
Successivamente sul suo percorso incrocia il teatro. E anche stavolta si accende la passione. Finché a un certo punto le strade diverse tornano a convergere. E oggi il suo intento è scolpire emozioni.

Cosa ti interessa in questo momento? Qual è la tua linea di ricerca?

Ho una formazione accademica come scultore ma attualmente lavoro sull’incontro tra due discipline. Nelle mie performance si incontrano la clownerie e l’intervento scultoreo sulla creta. 

In che modo?

Il mio personaggio è quello di un clown. Non è un clown simpatico. È fastidioso come l’ortica, politicamente scorretto. È con questo clown che io procedo in performance con la scultura della creta. Si tratta di quella che io chiamo “scultura in velocità”: quindici minuti di colpi alla creta, ben assestati. Sono movimenti studiati, che richiedono anche una speciale preparazione fisica. Si tratta più propriamente di “un abbozzo di scultura in velocità” perché naturalmente una scultura compiuta non si realizza nei quindici minuti della performance.  L’intento è più che altro quello di imprimere un’emozione negli osservatori.

Hai accennato ad una preparazione fisica alla performance. Di che tipo?

Tutti i giorni mi alleno: vado a camminare e faccio determinati movimenti con dei pesi per sviluppare il fiato e la forza fisica. In quei quindici minuti si concentra un grande dispendio di energie e devo riuscire a far stare in equilibrio lo stato emozionale e la potenza fisica. Trovo che l’allenamento dia più solidità al mio lavoro.

E una volta terminata la performance? Torni a lavorare su quel pezzo o è un’opera che vive esclusivamente nell’azione artistica?

Di solito nel momento in cui si conclude la performance si conclude anche l’intervento su quel pezzo. Talvolta lo lascio all’organizzazione della manifestazione, come ho fatto a Napoli o a Caivano. Altrimenti è terra, e lì lo faccio tornare. Lo spacco e lo rimpasto con la terra. Nulla va sciupato.

In che rapporto sta ora la tua attività di clown performer con il ragazzino che andava a Pisa con il pullman a studiare scultura dal maestro Pollacci?

Il mio percorso è andato avanti così: un po’ “astratto” e un po’ “a strattoni”. Paradossalmente pian piano comincio ad avere una mappa mentale di tutto il casino che ho fatto. Così mi guardo indietro e vedo ormai una piccola folla, messa insieme negli anni, di opere che mi seguono.  L’altro giorno guardavo delle sculture che avevano tutte una stessa inclinazione della testa, come una sfumatura di beatitudine. Il buffo è che le ho fatte in tempi diversi e con tre modelle diverse.

Quale tema pensi di portare a Casciana Alta?

Il tema devo ancora definirlo ma avrà sicuramente un forte riferimento con il paesaggio d’intorno. Sarò alla Croce, la piccola frazione appena sotto il borgo di Casciana, e da lì c’è una grande apertura panoramica. Lancerò un messaggio verso la linea dell’infinito, quell’orizzonte che si allarga a perdita d’occhio guardando verso il mare.

Questo personaggio del clown e questa idea della scultura in velocità si riagganciano alle attività di qualche altro artista o sono una tua originale creazione?

Nel mondo dell’arte contemporanea ci sono così tante cose che magari c’è già qualcosa di simile ma io ho concepito le mie performance in maniera originale, ispirandomi ad esperienze che appartengono alla mia formazione. Da una parte la formazione accademica nella scultura; dall’altra l’esperienza teatrale, con Andrea Kaemmerle, poi il Teatro Agricolo, fino ad approfondire lo studio della clownerie .  Io amavo entrambi questi percorsi, non volevo rinunciare a nessuno dei due e anzi pensavo di approfondirli, così ho deciso di unire, di fondere queste due esperienze. Oggi quando inizio una performance entro capo e piedi in quella situazione, perdo ogni altro riferimento e vado avanti in una sorta di trance.

Ci pensa un po’ poi aggiunge:

L’unico rammarico che ho è non avere abbastanza tempo per fare quello che mi pare.

 https://www.facebook.com/TRAART2016/Inserito da Enzo Correnti

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