Intervista a Francesco D’Adamo

13483184_1011503295637690_6848397962639474940_o

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Non saprei rispondere se non con delle ricostruzioni a posteriori poco convincenti.

Ricordo benissimo però quando, in tempi recenti, ho preso la decisione di separarmi da alcune cose per dedicarmi completamente alla pittura ed alla musica, iniziando così un momento totalmente nuovo di questo percorso e della mia vita.

Andando invece a cercare lontano trovo un elemento di imprinting, un regalo ricevuto da una figura piuttosto particolare quando ero bambino: un set di colori ad olio.

Non avendo idea di come utilizzarli mi limitavo a sentirne l’odore, spesso di nascosto, come una sorta di iniziazione esoterica.

Tuttora l’elemento olfattivo della pittura rievoca quei momenti e conserva su di me la medesima forte attrazione.

Quali persone e fattori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Nella pittura sicuramente Alberto Burri, Afro Basaldella e Mario Sironi.

C’è poi Boccioni, una sorta di primo amore…

Allo stesso tempo sono influenzato da persone che non si sono occupate direttamente di pittura, come compositori, scrittori, registi e musicisti, che in definitiva affrontano lo stesso problema, ognuno con il proprio mestiere.

Tutte queste influenze agiscono ad un livello più riconoscibile; ci sono poi altri innumerevoli fattori che condizionano o indirizzano ciò che faccio, e probabilmente per essere rintracciati e portati alla luce necessitano proprio che io continui a dipingere, in un continuo dialogo.

Cosa cerchi in arte?

Un altro linguaggio che mi permetta di evocare mondi altrimenti impossibili.

Un modo per riorganizzare spazio e tempo, luci e suoni secondo i miei desideri.

La pittura, insieme alla musica, seppur con tutte le tensioni e le complessità di una sfera più adulta, mi permette di mantenere una dimensione profondamente ludica nella mia esistenza.

lacrociatadeipezzenti_99x148_2016_bis

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Mi occupo anche di musica ed un aspetto che cerco continuamente di approfondire è l’interazione tra il linguaggio visivo e quello musicale.

Cerco quindi di assimilare e tradurre elementi caratteristici di un linguaggio nell’altro, come per esempio gesti, strutture, composizioni e valori formali.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Il mercato è quel “luogo” che mi permette, quando incontra un mio dipinto, di sostenere economicamente quello che faccio e di lasciarmi il tempo necessario per poterlo fare.

Non vi cerco quindi né approfondimenti, né suggerimenti, né riconoscimenti di qualche tipo, per quanto i feedback siano sempre benvenuti, positivi o negativi che siano.

Il rapporto che ho con esso è quello che si può avere con uno strumento utile ma non essenziale.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Di riuscire ad essere profondi e allo stesso tempo leggerissimi.

Di non risparmiarsi e allo stesso tempo non prendersi troppo sul serio.

Di comporre e scomporre le cose fin quando non prendono la forma desiderata.

Provare, capire, smontare, sezionare, riuscire a finalizzare i propri lavori.

Ricordarsi che, per fortuna, i dipinti si fanno con pennelli, colori e tutti i materiali di questo mondo ma di certo non con delle parole.    

13243716_993079024146784_4259615485435474539_o (1)

Sito: http://www.francescodadamo.com

pagina facebook: https://www.facebook.com/francescodadamo01/?fref=ts

Francesco Cogoni.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather