Intervista a Frode

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Ho iniziato a dipingere su tela a 5 anni e sui muri nel 1993, quando a 13 anni acquistai la mia prima bomboletta.
Essenzialmente il mio percorso nasce sui banchi di scuola, dove al posto di studiare preferisco “abbozzare” ed il pomeriggio, invece che studiare, andavo a dipingere in strada.
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Inizialmente, nei primi anni ho ricevuto molte suggestioni grazie al lavoro di writers milanesi storici, come Rendo, Kay1 o Tawa.
Successivamente, dai 17 anni in poi ho cominciato a viaggiare e conoscere writers ed artisti da ogni parte del globo e credo che ogni incontro mi abbia arricchito di qualcosa.
Ad ogni modo credo che gli artisti protagonisti del romanticismo come Turner e Friedrich siano stati i miei maggiori ispiratori.
Negli ultimi anni poi ho avuto numerose collaborazioni con artigiani, stilisti di grido e street artist, tutti all’insegna della contaminazione reciproca.
Cosa cerchi in arte?
Disegnare, creare, perdersi nel colore…sono tutti mezzi che mi permettono di esprimere quello che provo davanti alla vita ed ai grandi temi, come il futuro della società, l’ecologia, la giustizia.
Attraverso l’arte cerco un canale di comunicazione libero e svincolato da interessi commerciali, diffondo messaggi sociali con cui invito l’osservatore alla riflessione ed al ragionamento.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare ? 5
Mi sto concentrando artisticamente su tutto quanto è frutto della mia esperienza in corso come avvocato penalista.
Si tratta di una ricerca stilista e di significato tesa ad unire le mie due anime, quella di avvocato e quella di artista, in un’unica forma di espressione, che ne sappia conciliare i contenuti.
Credo di avere una fonte unica di energia ed ispirazione nella mia vita professionale che mai nessun altro ha vissuto, quindi ho il compito di trasformare questa energia in forma e colore.
Il meglio deve ancora arrivare…
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Ad un certo punto della vita ho dovuto fare i conti con il portafoglio, quindi ho dovuto mettere le mie capacità a frutto e guadagnarne qualcosa.
La cosa più difficile per ogni artista è di certo scendere a compromessi con la committenza, quindi l’ideale è sfruttare quest’ultima per sperimentare possibili evoluzioni della propria ricerca.
Credo di essere riuscito, piano piano, ad incanalarmi in forme compatibili con il mercato, senza tuttavia perdere la mia essenza ed il mio stile di strada, che ancora oggi, soprattutto per chi ha visto crescere Frode lì sui marciapiedi, traspare ugualmente nelle mie opere.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Non mi piace ricevere consigli né tantomeno darne.
Io credo nel vecchio detto che dice “la volontà, se non può tutto, può tutto il possibile”.
Ciascuno è portatore di un talento unico ed irripetibile, l’importante è non disperderlo.
Francesco Cogoni.
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