Intervista a Jay “A Mad Tea Party”

Ho conosciuto A Mad Tea Party durante l’inaugurazione della mostra Shattered, che vede Giulia Atzeri intervenire con i suoi segni pittorici sulle fotografie di A Mad Tea Party, in questi giorni troverete la mostra esposta presso l’abracadabra tattoo studio di Cagliari in via Vittorio Emanuele 265

Ma ora passiamo all’intervista:

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Sono sempre stato appassionato di arte fin da bambino. Pittura e cinema più che fotografia. Sono laureato in Filosofia con una tesi in filosofia estetica.

Ho cominciato a fare foto e metterle in un blog circa 20 anni fa, sempre in maniera personale.

La maggior parte delle cose che espongo o faccio vedere sono come una sorta di diario interiore a cui gli altri sono invitati come spettatori.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

In ordine sparso e con pari importanza: la mia infanzia solitaria in un posto arido e deserto che mi ha spinto a immaginare cose, Hopper, Wim Wenders, Lynch, Basquiat, Francis Bacon, Bosch, la Sardegna con la sua luce purificatrice, la California con la sua luce impietosa e quasi ostile, Gus Van Sant, Rimbaud, Chicago con le sue sfumature di blu proprie solo di quella città, lo skateboard e tutta la cultura che lo circonda, il rap, Egon Schiele, il soul, il blues, Nietzsche, i black sabbath, Los Angeles, il deserto, John Carpenter, Jess Franco, la golden age of porn, the twilight zone in bianco e nero, Klimt…potrei continuare molto a lungo.

Cosa vuoi comunicare attraverso l’arte della fotografia?

Vorrei riuscire a comunicare quello che vedo io nel momento in cui scatto una foto, quello sarebbe il riconoscimento assoluto. Mi accontento di provare a far pensare, di stimolare l’immaginazione. L’arte deve essere fruibile bilateralmente, deve dialogare, almeno idealmente, con un pubblico che la capisce, altrimenti non ha molto senso.

C’è una parte della tua ricerca a cui tieni in particolare?

La ricerca del non luogo interiore attraverso una falsa connotazione geografica. Tutte le mie foto sono luoghi che esistono dentro me e ogni tanto trovo nella realtà. Credo di avere imparato tutto quello che mi serviva creare quando ero bambino e ricerco nelle immagini quei ricordi ovattati. La geografia o il reportage mi interessano poco e entrano a fare parte di un calderone di simboli molto più esteso. Certamente sono foto scattate in posti reali ma altrettanto non sono foto “di” posti reali ma di fantasie che ho in mente. 

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

il mio rapporto col mercato e’ molto semplice. Credo che se una persona è interessata alla mia opera sia la benvenuta all’acquisto.

Magari ci fossero persone che realmente supportano gli artisti.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe vivere di quest’arte?

Di cercarsi un piano B perché se vuoi fare il fotografo, pittore, regista, musicista (attore e la lista si allunga) e vuoi viverci, prima o poi dovrai avere a che fare con le richieste di chi finanzia il tuo lavoro e quindi questo porterà alla fame o ai compromessi.

Ci sono situazioni di persone che riescono ad avere un riscontro economico facendo quello che vogliono e in questo caso sono il primo fan.

Ma se la domanda si riferisce solamente al sostentamento derivato dall’arte la vedo veramente complicata.

Profilo instagram: https://www.instagram.com/amadteaparty/?hl=it

Francesco Cogoni

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