Intervista a Julio Luis Lavarello Callejas

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Tutto nasce come nasce l’arte …

Per provare a comunicare, prima di scrivere, tutti noi disegniamo.

La gente adulta dice che stiamo giocando, in verità stiamo comunicando il nostro mondo interiore, che comincia a riempirci di immagini.

Pertanto non posso dire come nasce questo piacere del “mondo delle forme e colori”

all’età di 15 anni fu la “escuela nacional de bellas artes manuel belgrano
de buenos aires ” dove questo mondo prende forza…

più tardi la “escuela superior de bellas artes Prilidiano puyrredon de buenos aires ” dove, dopo 12 anni esco come professore di disegno, pittura, grafica, scultura, morfologia e storia d’arte, composizione, pittura murale e anche professore di filosofia estetica…

Tutto questo fu il periodo più ricco, dove le mille porte delle tecniche si sono aperte per poter esprimere tutto quello che uno deve comunicare.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

In argentina c’è una grande tradizione in tutti i campi dell’arte, posso nominare una infinità di persone: Carlos Alonso, Spilimbergo, Antonio Segui, Julio le Parc, Marta Argerich, Astor Piazzolla, Gato Barbieri, Ginastera, Jorge Luis Borges… e cosi potremmo andare avanti per ore… Tutti questi artisti hanno influenzato il mio lavoro, anche se dopo uno cerca un mondo, uno stile personale, però la cultura che c’è intorno influenza il risultato.

Per questo il mio modo di comunicare attraverso l’arte è un racconto
quasi magico… mantenendo comunque una base sul mondo reale.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Personalmente la mia ricerca vuol far si che ogni osservatore possa
usare la sua immaginazione, la sua cultura, il suo mondo, di modo che non perda la libertà di ricostruire quello che c’è davanti a lui.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mio rapporto con il mercato è sempre legato al giocare con la stessa
libertà… pochi galleristi… solo mostre dove io posso essere sempre
presente, ascoltare l’osservatore davanti alle opere e dopo dare il
valore giusto al lavoro, non al mercato che fa solo tendenze…

La storia dell’arte è piena di questi esempi.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

A gli artisti giovani o no, consiglio di lavorare molto… 

Non pensare a fare soldi…

L’arte, la ricerca…

Il lavoro felice, è da sempre diviso e lontano dal denaro.

Vi dirò ciò che sempre ricordo a tutti gli alunni:

“L’ARTE è UNA SCIENZA… CHE NON VUOLE DIVENTARE SCIENZA”.

Pagina facebook: https://www.facebook.com/julioluislavarellocallejas?lst=100003490378080%3A100008575057174%3A1482063647

Francesco Cogoni.

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