Intervista a Luigi Crobu

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

La passione per il disegno mi accompagna fin da bambino, quando ancora “in fasce” comincio a scarabocchiare con i pennelli e le matite su qualunque cosa mi capiti a tiro, finché al compimento dei tre anni d’età i miei genitori non mi iscrivono all’asilo; ed è qui che la mia maestra (tra l’altro pittrice) nota subito in me una potenziale vena artistica.

La voglia di disegnare prosegue di pari passo con il mio percorso scolastico, tant’è vero che durante le lezioni alla scuola elementare spesso e volentieri vengo “beccato” dalle maestre a disegnare sul quaderno anziché seguire i loro discorsi, proseguendo imperterrito a tratteggiare i soggetti più disparati, dai dinosauri, ai personaggi Disney di Topolino e altro… con il loro rassegnato tacito benestare.

 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

 

Non c’è una persona in particolare, almeno fino ad ora, che abbia influenzato il mio modo di lavorare, ho incontrato nella mia ancora breve esperienza artistica tante persone con cui ho instaurato dei bellissimi rapporti, e che spesso si sono prodigati in consigli utili a migliorare il mio rapporto con gli altri e con questo difficile mestiere.

Se però devo proprio ricordare un avvenimento, non potrò mai dimenticare l’email della Nuova Sardegna di Sassari che mi proponeva di fare una collana di disegni abbinata al quotidiano della mia città.

Che emozione!

 

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Le figure sul foglio, che siano volti o qualunque altro disegno, devono darmi l’impressione di essere vive, comunicarmi uno stato d’animo, suscitarmi una reazione, essere insomma il più realistiche possibile, grazie agli innumerevoli effetti di chiaroscuro e di colore che solo questi bastoncini di grafite e polvere colorata sanno dare, se si conosce il loro più alto utilizzo.

Pretendo che i miei lavori siano il top dell’espressività, figure dinamiche che “parlano“ a chi vi si pone davanti a osservarle, quasi obbligate ad emozionarlo.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare? 

I volti, gli sguardi, gli occhi, le contrastanti tonalità della pelle mi hanno da sempre affascinato: il ritratto è senza dubbio la mia passione più grande, e con il cosiddetto Iperrealismo riesco a soddisfare appieno quella mia voglia irrefrenabile di caratterizzare i visi umani nel modo più fedele possibile alla realtà, senza per questo non dare quel tocco di originalità alla mia opera, senza il quale il disegno sarebbe un mero e piatto esercizio stilistico.

 

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

L’arte per me è senza alcun dubbio una grande passione unita al lavoro: l’una completa l’altra in modo che ogni singola mia creazione sia unica e crei una profonda empatia con chi mi commissiona un‘opera.

E‘ fondamentale che si instauri anche con me un rapporto diretto e chi guarda il lavoro sia pienamente soddisfatto.

Detto ciò, non sempre alle soddisfazioni personali corrispondono quelle economiche, ma credo che ciò valga per tutti i lavori artistici, ma se uno ha la fortuna di fare ciò che gli piace, allora è già un buon passo.

 

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere di arte?

Come ho già detto, solo la passione e una buona dose di tenacia, testardaggine e coraggio possono spingere a fare e vivere di questo mestiere.

A chi vuole intraprendere questo bellissimo percorso dico: non mollare mai, prima o poi le soddisfazioni arriveranno!

Contatti:

https://www.facebook.com/luigicroburitratti/

https://www.luigicroburitrattista.altervista.org

luigi842@alice.it

Francesco Cogoni.

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