Intervista a Marco Leo

Quando e come nasce il tuo percorso artistico-musicale?

Molto presto e in modo del tutto naturale.

Sin da bimbo frequentavo
ambienti musicali, nello specifico i cori dove i miei genitori
cantavano.

All’età di 6 anni frequentai un corso di pianoforte e a 9
uno di batteria, da li è stato tutta una conseguenza.

Quali persone, musicisti e episodi influenzano maggiormente il
tuo lavoro?

Sicuramente la famiglia, in casa abbiamo sempre ascoltato tanta
musica.

Musicisti sono tanti, Peter Gabriel e Phil Collins su tutti.

L’episodio più importante, il concerto di Peter Gabriel a Cagliari e
poi quando ho suonai la batteria davanti a i miei compagni delle
medie, loro che non sapevano di questa mia passione e rimasero
molto colpiti.

Quell’evento ha avuto un importanza fondamentale
nella mai vita sociale.

Cosa cerchi dalla musica e cosa vuoi esprimere attraverso lei?

Più che cercare qualcosa, nella musica trovo qualcosa.

Trovo delle risposte ed una casa.
La musica è espressione, possiamo esprimere tutto quello che ci
passa per la testa, tutte le nostre sensazioni…
Le mie canzoni nello specifico sono dei ricordi, sono più una
descrizione dei fatti accaduti un giorno, due mesi o anni prima.

In sostanza sono un mezzo per esprimere il mio punto di vista
descrivendo attimi di vita.

C’è una parte della tua ricerca musicale di cui vorresti parlare in
particolare?

Sicuramente do tanta importanza a raccontare solo delle verità,
questo perché penso che solo così il “messaggio” possa passare, in
caso contrario no.

Il testo penso sia fondamentale, certe parole sono esse stesse
musica.

Un altro aspetto è senza dubbio la cura e la ricerca negli
arrangiamenti, come si può sentire in “Leonidi”, l’EP che ho
pubblicato qualche mese fa.

Qual è il tuo rapporto con le case discografiche? Che possibilità ci sono di emergere?

Questo è un argomento che non ti so descrivere.

Le possibilità credo siano da dividere tra qualità musicale e
promozione, le percentuali?

Non saprei dirti, ma sono certo che la buona musica in un modo o nell’altro possa andare avanti.

Cosa consiglieresti ad un cantautore che vorrebbe vivere di
quest’arte?

Fai altro.

No scherzo, dipende da cosa intendiamo per “vivere di quest’arte”.

A livello economico di certo bisogna riuscire a mettersi nelle
condizioni di fare tante serate, almeno inizialmente, da li arrivano i
guadagni.

Ma si vive anche di passione e le passioni fanno bene.

La musica senza dubbio è terapeutica, scrivere è una della cura
dell’anima!

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Potete ascoltare la sua musica ai Link:
Francesco Cogoni.
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