Intervista a Marco Pariani

give us today our daily bread, mixed media on fabric, 141x141 cm.2016

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

La risposta immediata, ma penso anche scontata, è quando ero bambino, avevo 3-4 anni e adoravo usare i colori a tal punto che mi rendevo conto che lo preferivo, come sensazione, al giocare in generale, mi piaceva anche il fatto di stare da solo con me stesso e pensare a come o cosa fare con i nuovi colori che mi regalava mio nonno.

Se mi devo riferire invece alla pittura, il mio percorso nasce al Liceo Artistico, dove ho frequentato architettura e design, ma avevo uno spiccato interesse nel creare le “bozze” dei progetti che diventavano, con il passare del tempo, sempre più “pittoriche”.
Finito il Liceo mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Brera al corso di pittura, dove al primo anno, sono capitato (e dico capitato davvero perché avevo scelto un altro professore) con Maurizio Bottarelli, un maestro, un professore-provocatore di natura, che mi ha stimolato e spesso sfidato anche sul formato del quadro, da lì infatti nascono le mie opere di grandi dimensioni a cui tutt’ora sono particolarmente affezionato.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

La risposta a questa domanda per me è davvero molto ampia, non posso focalizzare su alcuni artisti l’influenza sul mio lavoro, penso che in questi anni le influenze artistiche siano dettate dai social e dal web in generale che sono un mezzo utilizzato dagli artisti in maniera assidua.

Sono spesso “bombardato” da immagini di opere molto interessanti, che io reputo tali in base alla pittura che viene utilizzata.
Una cosa in particolare che ha influenzato il mio lavoro è quella sensazione di potenza che trasmettono le opere di grandi maestri e non solo, ogni volta che vado a vedere una mostra, è quella sensazione che ti fa venire voglia di dipingere.

Cosa cerchi in arte?

Eh bella domanda, sinceramente non ne sono ancora sicuro, ovvero mi spiego meglio, ho la certezza, per ora, che la cosa fondamentale per me è la pittura, nel senso di come e dove e quanto colore usare.
Un’altra cosa a cui tengo molto e su cui sto lavorando praticamente da sempre è trovare uno stretto rapporto tra il disegno e la pittura, non come bozza preparatoria ma come tratto e gestualità, la convivenza di gesti pensati, sottili e marcati con colature, spray e stesure grossolane.
Per ora ciò che cerco o pretendo dall’arte è semplicemente questo, non mi avventuro oltre fino a quando non mi sentirò soddisfatto dei risultati, dopodiché cercherò di capire se posso avventurarmi più nel profondo della parola arte.

prolapse, mixed media on canvas, 140x165cm.2016

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Si, vorrei parlare della mia ricerca negli ultimi anni, osservo e analizzo la società contemporanea e fino a qui nulla di nuovo, ma rappresento nelle mie opere quelle situazioni che mi fanno scuotere la testa, quelle situazioni di mediocrità, status symbol e quei riti quotidiani tramandati di generazione in generazione.
Esco di casa e ogni giorno mi imbatto in quello che io chiamo “circo”, discorsi, gesti, finte certezze, sicurezze passeggere, egoismo, insomma tutti gli atteggiamenti e gli stili di vita che mi fanno spesso vergognare di essere parte di questa società.
Osservo o ascolto per poi rappresentare a mio modo, su carta o su tela, i dettagli di ciò che ho sentito o visto quasi come se volessi dimenticare ma allo stesso tempo immortalare, come un ricordo di ciò che non vorrò mai essere come “uomo”.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Non saprei definirlo, sono sinceramente alla ricerca di una Galleria che voglia lavorare con me, cerco di capire come funziona al di fuori dell’Italia e ho intenzione a breve di fare un viaggio proprio per questo.
Credo che il mercato oggi sia anche troppo caotico e saccente, spesso sono le parole che vendono l’opera ad avere più valore dell’opera stessa e questa è una cosa che non mi piace.
Qui in Italia secondo me il mercato è sempre più chiuso e non in molti hanno la voglia di sperimentare con un giovane artista, c’è forse la paura di fare una mossa sbagliata, molti parlano di tempi difficili ma credo che nella maggior parte dei casi sia solo una scusa.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Consiglierei di essere determinato, di non abbattersi davanti alle critiche ma di trarne spunto, di cercare residenze d’artista sia nazionali che internazionali, se si fa l’accademia di capire subito come fare per viaggiare con programmi Erasmus, di non sentirsi grandi artisti perché nel mondo ce ne sono già un sacco e quindi di proporsi e non smettere mai di cercare nuove esperienze e agganci senza aspettare.
E infine di ascoltare i consigli ma di fare anche ciò che nasce come idea personale e se si sbaglia non è un problema grave.

old wigs, mixed media on canvas, 202x202cm.2016

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Francesco Cogoni.

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