Intervista a Matteo Car

Quando e come nasce il tuo Interesse per i docufilm?

Il mio interesse per il cinema inizia dalla tenera età ed è sempre stato a 360 gradi, non mi sono mai focalizzato solamente su un solo genere.

Quali persone, registi ed episodi personali hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Quando da bambino abitavo in Germania e tornavamo in Sardegna per le vacanze, facevamo sempre un salto a Perdasdefogu e per me era come entrare in una fiaba, vivevo una quotidianità cosi diversa dalla mia, come ad esempio il poter vedere con i miei occhi da bambino Zia Claudia raccogliere le uova nel pollaio la mattina presto e poi assistere al rito della preparazione della colazione con cibi genuini; stare a contatto con queste persone che parlavano il sardo, per me una lingua sconosciuta, era come immergermi in una pura magia.

Ho sempre pensato che questa magia dovesse assolutamente essere raccontata. 

Cosa cerchi attraverso l’arte del cinema?

Attraverso l’arte del cinema, per essere precisi i docufilm cerco di raccontare con sensibilità e onestà degli eventi realmente accaduti che più mi possono aver toccato da vicino.

Com’è nato i figli del record?

Il mio obiettivo sin dall’inizio è stato quello di regalare alla famiglia Melis e al paese di Perdasdefogu un documento che aiutasse a conservare memoria di questa straordinaria esperienza umana, affinché in futuro non venissero smarrite le proprie radici.

Penso di avere bene assolto questo compito.

Poi certamente strada strada facendo il lavoro si è intrecciato e arricchito di tutti quei contenuti – in termini di struttura narrativa dell’opera e di tecniche e stili di ripresa – che fanno parte del lavoro di un regista: in questo senso ho privilegiato il massimo della semplicità per agevolare un tipo di comunicazione il più diretto possibile.

Qual è il tuo rapporto con il mondo del mercato cinematografico, che possibilità ci sono di renderlo un lavoro a tutti gli effetti?

Francamente è una domanda che almeno per ora non mi sono neppure posto, visto che sono agli esordi e che certi obiettivi restano molto lontani…

Cosa consiglieresti ad un giovane regista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Anche questa domanda andrebbe forse rivolta a chi è inserito, in un modo o nell’altro, nel mercato cinematografico e che quindi di cinema “vive”.

Certo resto convinto che alla base di ogni meta raggiunta ci sia una fortissima volontà di riuscire a comunicare con questo mezzo, mettendo in gioco se stessi al cento per cento.

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Francesco Cogoni.

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