Intervista a Michele Angelicchio

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico esordisce nelle lezioni di storia alle elementari.

Durante la ricreazione, armato di gessetti, disegnavo sulla lavagna una scena dei soldati romani che stavamo studiando.

Ricordo che il maestro, rientrando in aula, rimase immobile davanti alla lavagna per qualche secondo, dopodiché chiese chi avesse fatto il disegno.

Quando alzai la mano corse a chiamare gli altri insegnanti nelle altre aule per fargli ammirare quanto io avessi fatto.

Credo che fosse il secondo anno delle elementare.

Lo ricordo come se fosse solo qualche anno fa.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Le persone che hanno influenzato la mia passione artistica sono stati per prima i miei genitori che come è consuetudine fare con i bambini, si meravigliavano quando mostravo loro i miei disegni e mi incitavano a farne altri.

Successivamente sono stati gli insegnanti alle scuole medie, e uno di loro mi portò a vedere la mia prima mostra artistica, quella di Andrea Pazienza.

Pazienza mi ha influenzato molto sulla scelta dei colori, sarà forse per questo che prediligo il nero dopo aver visto un suo filmato mentre realizzava un cavallo di dimensioni enormi.

Ancor prima un concorso comunale nella mia città dove mi attribuirono il primo premio e infine mia moglie Martina Valentini Marinaz che con la sua vena artistica da attrice, mi ha dato la spinta definitiva e motivazione a rendere pubblici i miei lavori, così ho iniziato a fare mostre personali, collettive e concorsi, e la mia fama è cresciuta rapidamente in varie città d’Italia.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Disegnare mi fa star bene, sopratutto quando dai miei dipinti emergono fatti a pochi conosciuti quali episodi di battaglie militari che hanno influenzato la nostra storia.

La mia ricerca si estende anche sulle città, amo le città moderne e i particolari, come i grattacieli di New York e le città più vecchie che richiamano tratti del nostro passato.

Poi gli alberi, mi affascinano in modo particolare e mi piace rappresentarli con il mio punto di vista.

I miei dipinti non devono essere fotografie, devono avere solo tratti contemporanei ed unici, ma che richiamano la realtà, e forse anche no.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Mi soffermo sulla ricerca storica, prima di fare un dipinto leggo dei testi mirati, mi reco sul posto interessato e respiro l’aria del luogo in cui l’episodio è avvenuto.

Provo ad immaginare la scena, come se io ne facessi parte, l’esperienza è emozionante e inquietante allo stesso tempo, ma raccogliendo queste sensazioni che porto sempre a casa, poi posso dare il giusto valore ad ogni dipinto.

In questo modo non racconto solo la storia, ma la vivo in prima persona anche se in chiave immaginaria.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mercato è bizzarro, la maggioranza degli appassionati dell’arte apprezzano “sempre” i miei lavori che sono spesso accompagnati da grandi compiacimenti, poi però solo in pochi sono i veri interessati e disposti a pagarti.

Alle volte nei luoghi e dalle persone più inaspettate mi capita di vendere dei dipinti alla quale faccio sempre fatica a staccarmi.

In realtà poi il mercato non è fondamentale per me anche se necessario, con l’arte io mi nutro non mi pago da vivere, anche perché ho una base economica solida che mi garantisce la mia professione, si perché l’arte per me non è un mestiere, è solo uno stile di vita.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Vivere d’arte è ancora possibile ed io sono uno di quelli che potrebbe vivere anche solo di questo.

Per fortuna però amo anche il mio lavoro e riesco a convivere con entrambi in piena armonia.

Personalmente conosco dei pittori che vivono d’arte, spesso parlo con loro e sicuramente non è facilissimo ai tempi di oggi poter vivere solo d’arte.

Credo però che se un’artista persevera nel suo obiettivo e lo rende anche esclusivo nel genere, allora le possibilità di successo sono alte.

Un altro consiglio che mi sento di dare è non affidarsi troppo al nuovo sistema dell’arte, ovvero si pagano gli “esperti” che promettono successo e notorietà, ma poi si torna a casa con momenti di apparente successo e con le tasche vuote.

Per quanto mi riguarda il successo arriva quando la tua arte piace e c’è un ritorno economico.

Sito: http://www.mvm-arts.com/artista/michele-angelicchio/

FB: https://www.facebook.com/Soldato.Artista/

Francesco Cogoni.

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