Intervista a Pietro Maiozzi in arte (BOL)

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Alle elementari disegnavo molto male, ma ho ripreso a 18 anni presso il Centro Sociale Occupato Autogestito Forte Prenestino di Roma nel 1988 facendo murales.
Nel 1990 ho cominciato ad usare gli spray per scrivere il mio nome-tag-pseudonimo che in circa due-tre anni è cambiato più volte fino all’attuale BOL.
Ho iniziato a disegnare e dipingere per sopperire al mio aspetto fisico che credevo fosse poco gradevole e rendermi attraente nel rapporto con le donne.
Posso affermare che ha funzionato non solo in questo, ma ha permesso di migliorare anche altri aspetti del mio carattere.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Sicuramente il mio amico-mentore e unico maestro di disegno Costantino Pucci che ha saputo darmi fiducia malgrado non sapessi disegnare e si dall’inizio di questa avventura mi è stato vicino insegnandomi con grande affetto. 
Ho sempre tratto ispirazione da tutti quelli che mi hanno circondato con il loro fare ed essere, ognuno a modo loro, coi propri tempi, ma non mi sento di elencarli, piuttosto mi piace omaggiarli col mio progetto “io sono chiunque e chiunque è migliore di me”. 
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Cerco un mondo migliore di questo, non che questo sia poi così male, ma molte cose, tra cui me stesso, potrebbero migliorare.
Esprimo quello che di positivo penso vada condiviso, a questo scopo ho creato i personaggi Lallo e Lalla, due pappagalli che ripetono situazioni, citano testi e si trovano spesso negli ambienti a me gradevoli.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
I miei pappagalli ultimamente si travestono, da bravi cosplayer, da personaggi conosciuti al grande pubblico e spesso riflettono quello che penso sia il lato migliore dei supereroi.
La loro vita è incentrata sull’altro da se e questo li rende adatti ad essere rappresentati in strada, dove gli altri vivono parte del loro tempo.
Se dipingo è soprattutto per comunicare dei messaggi e ne scelgo sempre di positivi perché è questo atteggiamento che vorrei dagli altri quando comunicano.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Vendo il mio lavoro da grafico (che mi da da vivere) e a volte quello di pittore, per il resto chiedo rimborsi spese dei materiali, viaggio, vitto e alloggio, la scelta tra i due dipende dal progetto ed in generale la mia logica è: se tu guadagni soldi dal mio lavoro anche io ne voglio una parte.
Il mercato è per i produttori, le merci, i mercanti e gli acquirenti, non ho difficoltà ad assumere nessuno di questi ruoli, anche se con altri artisti preferisco scambiare opere.
Colleziono giocattoli giapponesi anni 70-80 (soprattutto robot in vinile) e li considero opere d’arte prodotte in serie, per questo partecipo volentieri ad aste in cui il valore affettivo a volte supera quello di mercato, tanto quanto durante aste o vendite in galleria di tele di artisti, dunque non sempre ritengo “sano” o giustificato dal valore condiviso il mio rapporto con la vendita-acquisto di arte, ma non mi sento per nulla a disagio per questo. 
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Gli consiglierei di avere fiducia nel fatto che è possibile, di provare a vendere le sue opere in ambiti adeguati (nessuno compra biciclette dal macellaio così come nessuno compra nei locali dove si va per ballare, bere e sentire concerti, tanto vale farsi pagare una performance di pittura dal vivo), di non lavorare mai gratis per qualcuno che fa soldi con le sue opere in quanto sono queste persone le prime che svalutano i suoi lavori e quelli degli altri.
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contatto email: info@bolgraf.it
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Francesco Cogoni.
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