Intervista a Raffaello Ugo

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Sono fondamentalmente autodidatta.

Pur essendo diplomato al liceo artistico non è lì che ho acquisito le mie tecniche di lavoro.

Ho visto oggetti dal mondo dell’arte fin da piccolo (mio padre ha fatto parte del Gruppo Transazionale ed è stato per un certo tempo direttore della Galleria comunale).

Vedevo opere, sperimentavo tecniche in assoluta autonomia.

Ancora oggi non saprei definire il mio specifico campo di interesse.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Ho diversi padri e madri e non ho mai avuto un riferimento
fisso.

Da bambino i miei nonni mi hanno regalato una chitarra.

La prima cosa che ho fatto è stata smontarla per capire da dove venisse il suono.

Ho sempre navigato a vista.

Dal jazz e da Bob Dylan che hanno accompagnato i miei anni giovanili ho imparato a stravolgere il prodotto finito cercando le sue componenti essenziali.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Tento di avvicinarmi all’anima degli esseri e delle cose, a ciò che li
fa dialogare con noi esseri umani.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

A volte mi sento come un rabdomante che nel buio “sente” la presenza di parole, forme che aspettano di essere collegate tra loro.

L’intuizione è la scintilla che improvvisamente ne mostra i collegamenti profondi che traduco nelle forme che si definiscono artistiche.

Come alcuni sottolineano, l’artista è colui che raccoglie nell’aria cose che già ci sono e le mostra agli altri spesso senza essere nemmeno completamente consapevole del risultato ottenuto.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Il mercato mi ignora e io ignoro lui o forse sono io che ignoro il
mercato e lui fa un po’ l’offeso.

Non so.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Consiglierei di prepararsi al peggio.

Soffrire e morire poveri o prostituirsi e far soldi (in questo caso l’arte aiuta ma non è essenziale).
In mezzo ci sono quelli che non hanno ancora deciso da che parte stare o
hanno comunque entrate sicure.
O quelli come me che sono stati sostenuti quanto basta da parenti e amici e non hanno mai sentito i morsi della fame.

Contatti: www.avvoltelinverso.org

Francesco Cogoni.

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