Intervista a Salvatore Cammilleri

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Credo che per un artista il percorso inizi dall’infanzia, ovvero fin dalle prime volte in cui si hanno tra le mani matite e colori.

Molti magari si fermano lì in superficie, mentre chi inizia a sentire le prime affinità con il mondo della creatività prosegue questa ricerca per sempre, per me è stato così.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Potrei citare molti nomi del mondo dell’arte, della musica, del cinema, dei fumetti…

Ogni periodo è sempre stato influenzato da qualcuno o qualcosa.

Dovendo citare episodi che mi hanno fortemente spinto ad intraprendere questa strada, mi piace raccontarne due.

In prima media ho subìto il fascino positivo della copertina del mio libro di Antologia che riportava l’immagine del “Il violinista” di Chagall; quest’opera è stata viatico della conoscenza di un mondo artistico all’epoca a me ignoto.

Il secondo episodio si riferisce a molti anni dopo.

In età adulta, pur avendo un’abitudine alla fruizione dell’arte, la visione dell’opera “La Decollazione di San Giovanni Battista” di Caravaggio mi ha letteralmente spiazzato, facendomi percepire quella strana sensazione di “sentirsi mortali” dinanzi a qualcosa di davvero “immortale”, questo ha totalmente stravolto la mia concezione della vita e dell’arte.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Attraverso l’arte non cerco nulla se non l’arte in sé.

In ogni caso credo che anche l’arte mi cerchi.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Il mio percorso artistico, da sempre, ha avuto un minimo comune denominatore: la luce.

E’ bello poter sperimentare plasmando la luce come fosse materia, adattandola ad altro all’interno di simbolismi complessi, come accade negli ultimi lavori con le ali e con le uova.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Credo che l’artista si dovrebbe occupare strettamente del proprio lavoro.

Altre categorie professionali si occupano di mercato… e francamente per me va bene così.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Ho già risposto altre volte a questa domanda in altri contesti e confermo ciò che ho sempre detto.

Credo che, per vivere d’arte, come prima cosa i giovani debbano davvero prendere maggiore coscienza di se stessi.

Il mondo dell’arte è complesso, è duro, è fatto di alti e bassi; non basta il talento, ma diventa fondamentale maturare la percezione del proprio mondo interiore, per poi tradurlo in arte nel corso di un cammino sperimentale.

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sito: http://salvatorecammilleri.wixsite.com/visualartist

Francesco Cogoni.

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