Intervista a Sergio Vanni

Come e quando nasce il tuo percorso artistico?

Nasce circa 30 anni fa, dal desiderio di provare a vedere le opere d’arte da una angolazione diversa, quella appunto dell’ironia.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Il mio è un lavoro sulla parola, quindi devo molto ai funamboli del linguaggio, come Manganelli, Karl Kraus, Longanesi, Flaiano.

Fra gli artisti direi Munari.

Ed infine Calvino, che ci ha lasciato una meravigliosa lezione sulla leggerezza.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Cerco semplicemente di uscire dall’aspetto sacrale dell’arte, e di leggere le opere con divertimento e ironia.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

L’uso dei materiali, diversi e disparati, e la capacità di adattare ad essi la manualità.

Credo molto nel lavoro e nell’artigianalità.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Direi buono.

Il mercato è assolutamente necessario, è sempre esistito, seppur in forme diverse, e sempre esisterà.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Interrogarsi sinceramente sulla qualità del proprio talento ed ascoltare con umiltà le eventuali critiche.

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Francesco Cogoni.

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