Intervista a Stefania Lai

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Quando scopri la tua passione per l’arte?

Credo che sia stato uno svelamento graduale.

Essendo stata una bambina che disegnava ovunque e costruiva “cose “ ho imparato presto un vocabolario perlomeno espressivo ma anche di lettura delle immagini e delle forme abbastanza personale.

Credo che la vera scoperta della passione per l’arte, indefinibile, sfuggente, affascinante, abbia avuto luogo alle scuole superiori.

Da studentessa dell’istituto d’arte, adolescente inquieta e passionale ho cominciato a apprezzare moltissimo l’operato di alcuni fra gli artisti costretti in quei libri con illustrazioni piccole e tanto testo.

Ho cominciato a intuirne le vita e le ricerche.

Fra i moderni c’erano i miei eroi, i miti, i rivoluzionari.

Poi, più avanti, fra le pieghe dell’artigianato, che è stato il mio primo lavoro da creativa, ho trovato quel fare arte che è il mio personale, che ancora sondo e che ancora non so definire.
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Credo che il mio lavoro sia il prodotto di ogni cosa vista e sentita.

Non mi ispiro a nessuno in particolare, non potrei e non vorrei e credo di non averlo mai fatto perlomeno consapevolmente.

Posso però dire che apprezzo la poesia, gli scritti brevi di Garcia Marquez ed ho sempre amato Diego Rivera muralista, prima che Frida, Leonora Carrington e Remedios Varo (tutti molto vicini per luoghi e periodo); amo le performances e le installazioni di Cristian Boltanski ma sopra ogni cosa gli outsiders , che ricerco e coi quali adoro parlare.
Lì trovo la vera essenza di questa cosa rotonda che chiamo arte.

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Cosa cerchi in arte?

Non so esattamente cosa cerco.

Innanzitutto appago un bisogno primario, inoltre ci sono argomenti sui quali si avvolge spesso il mio pensiero, ai quali mi piace dare una forma ed una dimensione.

E’ una sorta di lavoro di traduzione, un discorso fra me e me al quale posso mettere un punto e risolvere, pacificare.

Nell’arte della quale sono fruitrice cerco invece gli stimoli che mi danno le altrui ricerche, che può dare la lettura di un altrui discorso, qualunque esso sia…

Trovo che l’artista sia davvero portatore di nutrimento sanissimo per le vite di ognuno, per cui nell’arte cerco comunque una soluzione al rompicapo.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato dell’arte?

E’ un rapporto che si è stabilito a sprazzi e a cicli sempre interrotti e non si è mai consolidato.
E’ un rapporto difficile che richiede molta attenzione.

Un mare incerto con qualche squalo e qualche approdo da valutare con attenzione.

Cosa consiglieresti ad un giovane artista che vorrebbe fare dell’arte una professione?

Lo incoraggerei, perché il mondo dell’arte è stimolante e colmo di talenti, di persone interessanti, appassionate e vivaci.

Ma gli racconterei della grande fatica, delle continue incertezze, e della necessità di studiare tanto, incessantemente, di mantenersi saldo e pieno di sé, prima che di sovrastrutture e parole d’altri.

Gli suggerirei di viaggiare alla ricerca delle occasioni che permettono di acquisire una dimensione che non sia solo quella dell’isola, di andare oltre il limite, oltre il confine, per trovare il proprio personale spazio in ogni senso.

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sito: www.stefanialai.com

Francesco Cogoni.

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