Intervista a Stefano Masili

Agave 01 - Agosto 2004

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho sempre vissuto fra pennelli, pennini e inchiostri di china colorati.

Mio padre era un insegnante di scuola elementare; allora i mezzi di sussidio anche per le sole immagini erano molto pochi e tutto era lasciato all’inventiva e alla creatività del “Maestro”.

Vedevo spesso mio padre creare i “cartelloni” illustrati per le lezioni dell’indomani, una volta c’era il cartellone con la scoperta del fuoco altre volte erano cartelloni che indicavano le lettere e le immagini propedeutiche a quell’insegnamento.

Tutto ciò mi affascinava, vedere che con un po’ d’inchiostro colorato e dei pennini si potevano realizzare bellissimi racconti mi proiettava in un mondo fantastico.

In quei momenti decisi che avrei fatto il pittore.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Le numerose e imperdibili visite alle moltissime Gallerie d’Arte disseminate in tutta Cagliari hanno avuto un’importanza fondamentale.

Negli anni “70 a Cagliari c’era un’attività artistica rilevante, mostre ed esposizioni di artisti sardi e non, erano all’ordine del giorno.

Anziché frequentare le aule universitarie seguivo con grande interesse e con molto più piacere l’evoluzione artistica che la città proponeva, dandomi modo di conoscere i più interessanti artisti sardi.

Ricordo con grandissimo piacere le esposizioni al Portico di Sant’Antonio, Il Salotto di Via Azuni, La Ragnatela, La Piccola Barcaccia, Il Pennellaccio, La Galleria Diaz e tante altre dove era facile imbattersi in personaggi quali Vincenzo Napoli, Cappai, Leinardi, Simula, Musio, Fantini che fra aneddoti e racconti riempivano le mie giornate di sogni e di arte.

Cosa cerchi in arte?

Cerco la libertà di espressione che il quotidiano per convenzioni sociali spesso ti preclude.

Di fronte al cavalletto, lontano da contaminazioni modaiole, indirizzi e costrizioni sociali; voglio essere solo me stesso senza dover cercare l’approvazione o il plauso ma ponendo al di la di tutto la mia libertà.

Agave Rosso Pozzioli - Maggio 2008

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La mia ricerca si sviluppa secondo una sequenza narrativa ed è col ciclo delle Agavi che ho sviluppato una consapevolezza e vibrante espressione pittorica.

I risultati sono spazi colorati imbevuti di luci.

L’analisi del reale si fonda con l’impulso emozionale, perseguito visibilmente attraverso i contrasti di luci e ombre.

L’agave può essere ricondotto alla metafora del ciclo vitale dell’uomo-figlio, del suo radicarsi nel corpo materno e fiorire una sola volta che nasce e si consuma.

L’unicità del fiore spiega quanto sia duro e definitivo il fiorire, perché quello dell’agave è il fiore che annuncia la morte della pianta che porta il suo fiore come uno stendardo finale.

E’ questo il tema che prediligo e sento più vicino.

A tal proposito Le racconto un aneddoto. Un paio d’anni fa a seguito di una personale in cui esponevo solo agavi, come oramai faccio da diverso tempo, ho ricevuto una telefonata da un noto pubblicitario sardo di fama internazionale, vincitore tra l’altro di diversi premi Clio per la pubblicità.

Mi chiese se ci saremmo potuti vedere nel suo studio; cosa che feci molto volentieri anche lusingato dell’importanza di quell’incontro.

S’interesso e volle sapere tutto di me, mi disse che mai aveva visto un artista descrivere la Sardegna e la propria terra d’origine così appropriatamente attraverso un simbolo iconografico, trascurato da tutti, come quello delle agavi.

Una persona che vive d’immagini e che d’immagini ne ha viste veramente tante non poteva farmi un apprezzamento migliore.

Evidentemente per qualche strano gioco del destino “le mie agavi” mi sono rimaste incollate addosso come una seconda pelle e il binomio Agavi-Masili appare quanto mai inscindibile.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Non ho alcun rapporto con il business, anche se che per diversi anni, in un tempo abbastanza lontano, sono stato un soggetto attivo e partecipativo all’interno del mercato dell’arte.

Da diverso tempo ormai ho deciso per scelta di non far più parte di questo “carrozzone” di mercanti e personaggi vari che orbitano attorno al mondo dell’arte.

Adesso ho una visione completamente differente dell’Arte.

Attualmente non m’interessa e non perseguo più il riconoscimento economico.

Cosa consiglieresti ad un Artista che vorrebbe vivere d’arte?

In quarant’anni e passa d’arte ho conosciuto pochissimi Artisti, ci stanno tutti nelle dita di una sola mano, che hanno avuto il privilegio, la forza ed il coraggio per intraprendere un camino così arduo ed essere riusciti a vivere di sola arte.

Allo stato attuale un giovane Artista che voglia vivere di sola Arte deve prender coscienza che chi detta le regole è il mercato, quindi non deve far altro che salire sulla giostra dei vari personaggi che gravitano e sono protagonisti del mercato stesso con delusioni e compromessi, Solo pochi fortunati avranno la fortuna di condividere attraverso questa scelta anche i relativi successi e riconoscimenti.

Agave 7 - Aprile 2006

Profilo Facebook: https://www.facebook.com/stefano.masili

Francesco Cogoni.

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