Intervista a Valentina Ceci

 

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico nasce nel 2015.

Terminati gli studi all’Accademia di belle arti di Brera, per un periodo mi sono occupata esclusivamente di Scenografia e illustrazione e solo dopo mi sono accorta di voler in realtà fare la pittrice.

Il fatto è che mi mancava poter creare, disegnare qualcosa non suggerito da un testo ma in maniera esclusiva dalle mie suggestioni.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Ricordo ancora il momento in cui ho deciso di intraprendere una ricerca sul paesaggio industriale: ero in macchina, in autostrada, e davanti a me si stagliava un’enorme raffineria con i suoi molteplici tubi di lamiera e fumi e nebbia che a tratti la avvolgevano.

Ho subito pensato che quell’immagine fosse insieme drammatica e poetica, tangibile e concreta ma allo stesso tempo eterea, evanescente; paradossi e contraddizioni che rispecchiano, forse, anche la nostra società.

Per quanto riguarda persone e artisti, prendo spunto attraverso lo studio di grandi personalità del passato e da artisti contemporanei che fanno della tecnica e sensibilità poetica la loro cifra stilistica.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Sto appunto ancora cercando di riprodurre quelle sensazioni.

E ho scelto l’utilizzo delle biro colorate in quanto mi permettono di riprodurre quella “polverosità granulare”, in contrasto con la durezza della struttura, che mi aveva tanto colpita osservando le fabbriche.

 

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Vorrei, attraverso la mia ricerca, che le persone imparassero in qualche modo a plasmare la realtà: tutto ciò che non ci piace o che troviamo ingiusto possiamo migliorarlo attraverso lo sviluppo di una sensibilità verso l’altro, scorgendo la bellezza che è presente ovunque, nel mondo, ma che spesso, purtroppo, non notiamo.

L’arte, inoltre, non deve essere individualista e volta solo all’autocompiacimento, ma deve servire soprattutto a chi la fruisce, come una medicina donata alla società.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Credo debbano essere galleristi e figure che ruotano intorno all’artista a doversi occupare del mercato.

Se lo facesse l’artista, probabilmente, la qualità e autenticità della sua opera ne risentirebbe.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Vivere d’arte per me significa avere un’esigenza quasi fisiologica, alla stregua di mangiare o respirare.

Il mio consiglio è di accettare anche compromessi pur di trovare il tempo per lavorare sempre, il più possibile, con costanza e determinazione.

 

Pagina facebook: https://m.facebook.com/ValentinaCeciArt/?ref=bookmarks

Pagina Instagram: https://www.instagram.com/valentina_ceci/?fbclid=IwAR3tI5AqvNi5n0IzqXOVmDI64ydsf7xFNrTTTwbkphFWr-ASDWCD1oxTDFE

Francesco Cogoni.

Please follow and like us:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather