Intervista ad Andrea Dal Corso

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Nato a Padova il 14/04/88 ho iniziato gli studi artistici all’Istituto d’Arte Pietro Selvatico, dove mi

diplomo nel 2008. Allievo dell’artista Sergio Rodella, imparo da lui a scolpire il marmo nella

sua forma più classica, da qui inizierà un percorso che mi porterà a scoprire la figura umana,

inserendola come pilastro portante della mia poetica.

Nel 2006 imparo l’arte della maschera in cuoio grazie agli insegnamenti di Donato Sartori.

Nel 2008 mi iscrivo all’Accademia di Belle Arti a Carrara, dove ottengo il diploma in Scultura con voto 110, allievo della cattedra di Aron Demetz.

Nell’estate 2010 lavora presso lo studio di Aron Demetz a Ortisei, da qua, seguito dal maestro,

inizia un percorso di sperimentazione che lo porterà agli attuali sviluppi.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo operare?

Il mio percorso è stato segnato da due maestri, prima Sergio Rodella, poi Aron Demetz, con cui ho lavorato a stretto contatto dal 2009 al 2012, e che ha avuto maggiore influenza sul mio lavoro. Entrambi nei loro insegnamenti si sono focalizzati sulla figura, da cui poi è partita la mia ricerca.

Un altro fattore molto importante è il luogo dove lavoro, il passaggio dalla Toscana al Veneto ha modificato il mio operato, allontanandomi da carrara e dal marmo ho iniziato ad usare materiali diversi e più collegati al territorio nel quale mi trovo oggi, come la terra dei campi e l’acqua dei nostri fiumi.

Per me la realizzazione di un’opera è sempre in stretto contatto con il luogo della sua origine.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

La realizzazione di una scultura non è altro che il mezzo con il quale porto avanti la mia ricerca sull’indipendenza dell’opera d’arte in quanto materia viva e autonoma (non è rilevante il soggetto che rappresento, quindi sento di poter spaziare attraverso soggetti più o meno figurativi, senza necessariamente abbandonare la figura umana).

Lavoro sul concetto di autodeterminazione associato all’arte.

Il mio percorso è iniziato con la scuola michelangiolesca più classica, passando attraverso varie fasi, dall’action painting a una sorta ready made con i quadri di terra, fino ad arrivare alle ultime opere che consistono in sculture multiple identiche, esposte temporaneamente e contemporaneamente in luoghi diversi e lontani tra loro.

Relazionandosi con l’ambiente vivono una vita diversa, subiscono influenze diverse e mutano il loro aspetto in base a questa interazione.

Pertanto, una volta tornate ad essere esposte nello stesso ambiente, avranno delle connotazioni completamente diverse tra loro, pur avendo lo stesso potenziale iniziale.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Ci sono molti modi per entrare nel mercato dell’arte, io mi appoggio alle gallerie che mi sostengono e propongono.

Penso che fare l’artista ed essere all’interno del mercato siano due cose complementari, ci sono artisti con un eccellente lavoro ma con un mercato praticamente inesistente e artisti con lavori mediocri che comunque vendono molto.

Ultimamente passo più tempo in giro per la promozione del mio lavoro che in laboratorio, la ricerca è importante ma senza una buona divulgazione non si può crescere.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Ogni artista deve seguire la propria strada, sicuramente andare a vivere in una grande metropoli è utile per farsi conoscere ma non esiste una gavetta specifica.

Contatti:

Profilo: https://www.facebook.com/andrea1988dc

andrea1988dc@libero.it 

cell.3452175921

studio via Rizzi3 Trambacche di Veggiano (PD)

Gallerie di riferimento:

MIRABILIA REGGIO EMILIADARK ROOM SIMILGALLERY CARPI,

NUOVOSPAZIO PIACENZA.

Francesco Cogoni. 

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