intervista ad Angelo Lazzano

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Nasce quando sono nato, l’undici  settembre del 1954 in una piovosa Salerno, pochi giorni o mesi dopo ci fu l’alluvione…

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Oltre quelli dell’aabb di Napoli (Augusto Perez scultore, Mimmo Jodice il fotografo, Giuseppe Maimone docente di anatomia artistica e percezione visiva), ho amato Francis Bacon per il suo modo di scarnificare i volti, Willem de Kooning per il modo informale di trasformare la realtà, Pablo Picasso per il suo coraggioso di cancellare il sapere tecnico a favore di una conoscenza ancestrale, Mario Schifano, per il suo essere artista moderno precursore dei tempi DIGITALI, Andy Warhol, per la sua intuizione di fare un’arte popolare usando una tecnica innovativa per gli anni 60; la serigrafia, e tutti gli artisti dell’arte povera, non che quelli che ancora usano il ready made, che come me lo rettificano con la conoscenza.

Poi ringrazio personalmente il maestro Antonio Gatto, il maestro ….

Cosa cerchi in arte?

CANCELLARE

…DOPO PULISCO TUTTO…come dire tolgo il disturbo, maturai l’idea di una fuga dalla realtà… circa nel 2008, si risale a quel periodo l’interesse per facebook, vedevo indifferenza intorno a me, nel mondo reale… poi vennero molti altri lavori, tutte cose che in altri luoghi avrebbero potuto far diventare famoso qualsiasi artista, incontrando altre persone, altre situazioni pero’.

Poi venne il 21/12/2012 e feci l’ultima opera, quella omnia di SEIMETRIXTRE, non accadde nulla, ma da quella iniziai a raccontare il male fatto dall’uomo sull’uomo, un anno di impegno spasmodico, chi mi ha seguito lo sa di cosa parlo, si chiamava Cess Art…

Un’opera al mese.

Era (READY MADE RETTIFICATO DALLA CONOSCENZA, RECUPERAVO VECCHIA ROBA E NE’ FACEVO STORIE)… tutto finito il 21/12/2013 un’ora prima, è stato un lavoro tanto importante, tanto documentato da far paura, ma nulla… allora ho fatto finire tutto.

Sono stato un’intero anno a non far nulla, guardavo gli altri che facevano cose, io mi ero fermato, ma non del tutto, iniziai ad interessarmi all’arte digitale, ma a modo mio, cazzeggiando.

PIANO PIANO sono rientrato in me con NEW CESS POP ART… ed è in questo movimento di idee che si colloca (serie limitata & ritratti dedicati) era il 2014.

Ora ho capito che bisogna auto prodursi, Oggi e per circa 10 anni è solo un augurale e scaramantico auspicio, lavoro ai ritratti dedicati, pulisco intorno a me eliminando il superfluo…

Come dice un mio grande amico continuo a CANCELLARE.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Vi racconto la storia dei miei ritratti dedicati…

Stamani ho cercato di spiegare il mio lavoro sui ritratti ad una amica artista, sembra (anche se in maniera stringata) di aver toccato quasi tutte le motivazioni …

Eccole;  Inizia ed è già finito…

I miei lavori sono isterici, immediati, veloci, è tutto spiegato in molti scritti, sia nel gruppo sia sul profilo, se ci metto più di 5 minuti desisto, vuol dire che il soggetto è ermetico, si nasconde, e non riesco a farlo emergere…

Questo è il significato/l’essenza, il concetto.

Empatia dei ritratti.

Poi ci sono gli aspetti puramente tecnici… spiego che sono digitazioni realizzate con il cellulare, non utilizzo Photoshop, ma solo uno stringato sunto da smartphone, spiego nei dettagli come li realizzo, perché tutti lo possano fare, una sorta di vera arte popolare, mi riallaccio alla ricerca della pop art, ma senza divenire speculativa con centinaia di copie… Il mio è un unico soggetto, un ritratto ad una persona.

Attuo una sorta di spersonalizzazione dell’arte, per assurdo potrei solo progettare un quadro per poi farlo realizzare da un’altro, ma so che questo è impossibile, quindi mi affido al mio amico che si chiama PLOTTER…

si, dimenticavo, i miei ritratti vengono stampati con la stampa digitale su un supporto di plastica (pvc), solo dopo intervengo con una sorta di dripping di colore, o per i più sensibili all’ego, mi limito ad una sola goccia di colore colato.

A suggellare il tutto la firma… Ma non quella canonica, bensì l’impronta del mio dito indice.

Mi sono dilungato, ma era doveroso… Il lavoro è un poco complicato intellettualmente per poterlo capire senza spiegazioni.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Mi auto produco e non ho nessun rapporto con il mercato né con il modo tradizionale di diffusione dell’arte.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Di sviluppare i contatti sui network,e di auto prodursi anche facendo riferimento alle mie idee.

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contatti: https://m.facebook.com/angelo-lazzano-222748467756064/

https://fb.com/groups/520947148074623/

Francesco Cogoni.

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