Io, Luca Vitone, Beuys, il Rockbus Museum e T.A.M.Cagliari…

Luca Vitone, con il suo Ford Transit anni Novanta, parcheggiato sotto la navata centrale dell’abbazia di Valserena, alle porte di Parma, ha riacceso i riflettori sull’idea dei processi linguistici dell’arte che viaggiano in automobile.
Il furgone è rappresentato come metafora narrativa del prelievo e della costruzione dell’archivio del centro studi di comunicazione di Arturo Carlo Quintavalle.
Non è la prima volta che l’artista utilizza l’automobile come metafora di percorso personale, al PAC di Milano nel 2017 portò la sua vecchia Peugeot a raccontare un viaggio compiuto da Genova al Golfo Persico nell’estate del 1977.
Luca Vitone non è certo l’unico ad avere elevato il ruolo delle automobili a spazio mobile di processi artistici contemporanei, un’opera simbolo di Joseph Beuys “Das Rudel” del 1969 (“Il branco” in Italiano), consisteva nel fare cadere dall’auto non opere d’arte (come avviene nel caso di Luca Vitone, dove si ritrovano lavori di Afro Basaldella e Mario Schifano) ma ventiquattro slitte dotate di kit di sopravvivenza, questo per prepararsi a sopravvivere anche senza un autobus Wolkswagen (l’opera è passata per il Guggheneim, per la Tate, per Documenta e oggi è a Kassel).
Sempre ragionando di furgoni, un Mercedes Benz, era protagonista dell’installazione di Erwin Wurm, che festeggiava i trecento anni della città di Karlsruhe, rosso con la parte posteriore ricurva con le ruote poggiate al muro.
Marina Abramovic e Ulay in furgone condussero una vita nomade, viaggiando incessantemente per tutta l’Europa.
Già che ci sono, e visto che in automobile e in quattro ruote, non viaggia solo il mainstream del sistema dell’arte con tutta la sua economia fatta d’interessi privati e pubblici investimenti, perché non inserire all’interno di questo percorso l’esperienza Iglesiente degli ex lavoratori Rockwool con il Rockbus Museum, dove il bus animato dai linguaggi dell’arte contemporanea in divenire interattivo diveniva un connettore di lotta, favorendo l’unica vertenza sul lavoro nell’isola risoltasi in maniera positiva dal post crisi economica?
Perché non raccontare anche di T.A.M. Cagliari (Tavor Art Mobil), l’automobile sulla quale dal 2011 trasportiamo in modalità mobile processi didattici e dialettici dell’arte contemporanea (connessi con i media integrati) nell’unica area metropolitana Occidentale ancora priva di pubblica alta formazione artistica?
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