IOAPRO E CLASSISMO

IOAPRO E CLASSISMO
Piaccia o meno, le manifestazioni del movimento IoApro hanno creato una frattura nell’opinione pubblica.
Le centinaia di migliaia di attestazioni di solidarietà da parte di cittadini abbandonati economicamente dallo stato sono molto più pesanti delle poche centinaia di manifestanti che il movimento porta in piazza.
Vorrei far notare un particolare: se si leggono le attestazioni di solidarietà disseminate per il web, in molte di queste si noteranno sgrammaticature, “k” al posto che “ch” e “x” al posto di “per”, ampio uso di Caps lock e punti esclamativi, segno che gli scriventi hanno un grado d’istruzione medio bassa… che è il grado d’istruzione medio di ristoratori, artigiani, ambulanti, piccoli commerciarti, ecc questo ha generato in alcuni commentatori avversi alle manifestazioni ilarità e accuse di ignoranza, stupidità, arretratezza, ecc poiché dalla lettura di tali messaggi concludono che ad appoggiare le istanze del movimento Ioapro c’è la parte più ignorante, bigotta e violenta d’Italia.
Al classismo contro gli autonomi e i piccolissimi imprenditori si aggiunge quindi anche il classismo contro i meno istruiti (qualunque sia il loro ceto e lavoro), giudicati moralmente indegni di essere cittadini italiani.
Che questo doppio classismo sia stato espresso da persone che in perfetta buonafede si definiscono “progressiste” e “socialiste” non è un caso: per loro socialismo e progresso significano città vs campagna, quartiere di classe media vs borgata, istruzione universitaria vs istruzione tecnica, ecc insomma per loro l’avanguardia del mondo nuovo non sono le classi popolari e i lavoratori manuali, ma la classe media istruita che lavora nell’ambito dell’immateriale (arte, marketing, servizi, istruzione, ecc).
Personalmente credo questo:
chiunque disprezzi un essere umano per il suo grado d’istruzione o per il lavoro che fa con le mani non è socialista né progressista, ma solamente un neoliberale che ha bisogno di nascondersi dietro la maschera socialista per poter sfogare senza rimorsi di coscienza il suo classismo.
Federico Leo Renzi
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