Is Prilissus de Cabuterra: Polemiche preventive su “Accademia Nuragica”

Is Prilissus de Cabuterra

E’ recente la notizia che a Capoterra ci sia l’intenzione di far costruire una scultura identitaria in uno degli ingressi al Paese.

Si sa però che a Capoterra con le sculture non ce la passiamo molto bene, come dimenticare il caso di “Sa Cruxi Santa” che da una croce di legno nera appesa nell’unico incrocio del paese nel 700 si è trasformata in una croce in ghisa intorno agli anni 70 e poi in una croce celtica (a metà) in marmo nel 2018.

Sulla stampa si parla di realizzare un “nuragico”.

Un “nuragico” a Capoterra? Ebbene si!

Costruire un’opera identitaria è una cosa seria, ogni capoterrese dovrebbe riconoscersi o raccontare attraverso la scultura la sua identità o la sua storia.

Siamo proprio sicuri di voler affidare a un nuragico l’identità del nostro Paese?
Piuttosto che ideare un’idea banale utilizzata in tutta l’Isola, alcune volte anche in maniera impropria, non sarebbe più opportuno affidarsi alla storia del nostro bellissimo paese?

Perché affidarsi all’estro degli artisti senza prima consultarsi con uno storico (uno studiato, mì!) e trovare idee identitarie condivise, magari anche con la popolazione?

“Siamo proprio sicuri di voler affidare a un nuragico l’identità del nostro Paese? Piuttosto che ideare un’idea banale utilizzata in tutta l’Isola, alcune volte anche in maniera impropria, non sarebbe più opportuno affidarsi alla storia del nostro bellissimo paese?” Perché affidarsi all’estro degli artisti senza prima consultarsi con uno storico (uno studiato, mì!) e trovare idee identitarie condivise, magari anche con la popolazione?

Perché dovremo raccontare la storia dell’Isola e nascondere quella del nostro Paese?

La storia di Capoterra non dovrebbe essere una vergogna da nascondere.

Chissà se le mie domande troveranno mai delle valide risposte. Per ora una sola cosa è certa, un altro nuragico, di cui la Sardegna è piena, da capoterrese orgoglioso e convinto non può rappresentarmi.

“La storia di Capoterra non dovrebbe essere una vergogna da nascondere. Chissà se le mie domande troveranno mai delle valide risposte. Per ora una sola cosa è certa, un altro nuragico, di cui la Sardegna è piena, da capoterrese orgoglioso e convinto non può rappresentarmi.”

#Capoterra #identità #storia #cultura #bastavergogna

Gabriele Casu, Capoterra


LA NOSTRA REPLICA

Caro Gabriele Casu, penso si stia facendo un poco di confusione tra linguaggio e simbolo e su che cosa sia un simbolo.

Partiamo da un presupposto, questo progetto verrà realizzato su un’idea comune da cinque Scultori tutti residenti a Capoterra, non uno, ma cinque scultori residenti che dialogheranno quotidianamente insieme, muovendosi su un’idea e un processo progettuale artistico comune.

La Scultura non è e non sarà una Scultura nuragica in macroscala dalle tinte kitsch come tu lasci intendere, mi delude e mi deprime l’dea che tu abbia l’idea degli artisti come persone dotate d’estro e prive di cultura storica.

So bene che più che da te, le tue considerazioni dipendano dal fatto che Cagliari come area metropolitana (Capoterra compresa ovviamente come ben sai) sia l’unica area metropolitana d’Europa priva d’Alta Formazione Artistica, questo probabilmente porta a considerare l’artista e gli artisti come personaggi estrosi e privi di cultura storica e scientifica, ma evito digressioni pedanti e torno al punto:

La scelta si muove sull’unica traiettoria storica e identitaria possibile che si possa tracciare a Capoterra, l’idea del guerriero è da intendere come un tracciato della storia dell’area che dai nuragici arriva al contemporaneo passando per Sant’Efisio (mixando sacro e pagano), e a tal proposito mi preme ricordarti da uomo di cultura come ti presenti con questo post (non ti conosco e non sono in condizione di verificare la tua onestà intellettuale) che prima dei simboli nasce il linguaggio che li determina.

 Il linguaggio dell’arte è una narrazione storica dell’umano in ogni dove (Capoterra compresa, purtroppo per me e per te), è la capacità sensoriale di sintesi della collettività, le icone e i simboli nascono dopo il linguaggio, sono elaborazioni di forme, d’immagini simboliche o di linguaggi artistici in chiave sempre contemporanea, in questa maniera si autodeterminano le icone, ossia quelle immagini nell’ambito in cui una comunità si rappresenta.

La Scultura “Accademia nuragica”, e trovo tristissimo ribadirlo, è una Scultura che nascerà e si svilupperà con codici e linguaggio nuragici, ma in chiave contemporanea, non sarà un copia e incolla o una citazione in macroscala, ma una Scultura realizzata nel 2019 con codice e linguaggio nuragico concepita per omaggiare il passaggio del Santo Martire guerriero, sarà un’idea così comunitaria che non verrà collocata dall’oggi al domani, ma realizzata giorno dopo giorno dinanzi ai cittadini che potranno dire la loro e anche eventualmente modificare l’idea in itinere, perché mi hanno insegnato che processi, progetti e simboli della storia non s’impongono mai, ma si autodeterminano come processi e sintesi collettiva, ragion per cui potrai avvicinarti, dialogare con noi durante il lavoro e ragionare sul senso linguistico e simbolico dell’operazione, ma per piacere evitiamo sciacallaggio e polemiche spicciole preventive.

I linguaggi dell’arte sono cosa seria, come lo è il canone nuragico in quanto canone simbolico, ma questo non implica che ripetuto nel tempo lo si usi nel 2019 come lo si usava 3000 anni fa, altrimenti non ci sarebbe distinguo tra la Dea Madre prenuragica e la sua ricampionatura di Costantino Nivola.

Detto ciò, proprio perché credo e crediamo che i processi dell’arte siano sempre dialettici e didattici, posterò la tua critica preventiva su Cagliari Art Magazine, ma per par condicio allegherò la mia risposta, se dibattito aperto deve essere, che dibattito sia, senza nasconderci dietro un dito o dietro i social, per opportunismo politico o protagonismo.

 Buon lavoro a te, buon lavoro a noi, a Capoterra e all’area di Cagliari città metropolitana tutta.

A proposito sempre per onestà intellettuale, hai postato una serie di foto con giganti di latta, quando in realtà noi lavoreremo per tre mesi su un blocco di trachite rosa di quattro metri “dal vivo”, lavoreremo su pietra di trachite rosa, considera che sullo stesso formato in marmo ha lavorato Michelangelo per un certo David che all’epoca venne egualmente criticato in quanto simbolo e che per realizzarlo ci mise non tre mesi ma tre anni nella Firenze dei Medici, per cui sarebbe onesto intellettualmente criticare l’operazione almeno a lavori cominciati o no?

Considera che dalla Firenze Medicea alla Capoterra di oggi passano più di cinque secoli, non è così?

Capoterra è “Accademia Nuragica”

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