Jago a Napoli dovrebbe cominciare a studiare

Jago a Napoli dovrebbe cominciare a studiare

 
L’atteggiamento provinciale, fondato esclusivamente su logiche di marketing virale da social network, di colui che ama autodefinirsi il nuovo Michelangelo, lo scultore Jago (artista la trovo per lui etichetta fuori luogo), nei confronti della cultura e della piazza culturale Napoletana m’indigna nel profondo.
L’arte e la cultura, anche quando viaggia su traiettorie social e di becero marketing, non può e non deve cadere così in basso.
Il modo di relazionarsi e di rappresentarsi di Jago, nei confronti della piazza napoletana è totalmente fuori luogo.
Piazza del Plebiscito, il luogo dove ha inscenato un’installazione artistica totalmente fake, è una delle principali piazze neoclassiche d’Europa.
Quella di Napoli è una delle piazze popolari più colta e alfabetizzata artisticamente d’Europa, di lunghissima e storica tradizione, Jago lo sa?
Pensa forse che follower e mi piace possano resettare millenni e secoli di storia?
Napoli città metropolitana ha una grossa consapevolezza della propria tradizione e storia, da sempre proietta la sua memoria nel futuro, basterebbe che Jago comprendesse cosa è esposto nelle varie stazioni della metropolitana di Napoli, se è proprio allergico alla formazione Accademica e alla frequentazione dei Musei, anche se il suo lavoro sembra dichiarare tutt’altro, ma si sa, l’ignoranza non porta pena e neanche peso storico, ragion per cui, come se Napoli fosse il Villaggio Coppola, Jago specula su ragazzini che giocano con la sua scultura per un video destinato a TikTok, proprio lui che deve la sua fama ai social network, non contento di questo, scrive su Facebook:
“Se vuoi dimostrare a te stesso che la tua arte funziona per una comunità e può generare ricchezza per le persone, allora devi metterla in un posto dove la gente non va”.
Capite?
Capite come follower e mi piace possano sublimare l’ignoranza?
Jago sa d’avere collocato la sua scultura in una Piazza che dagli anni novanta vede il meglio dell’arte contemporanea internazionale?
Jago ha studiato gli interventi che in quella Piazza prima di lui hanno fatto artisti come Serra, Paladino, Horn, Kounellis, Del Pezzo e tantissimi altri Maestri realmente storicizzati?
Jago sa, che esporre in quella piazza, vuole dire confrontarsi con l’interazione tra Pietro Bianchi e Antonio Canova?
Espone in una delle principali cartoline italiane all’estero, con un’intervento puntuale quanto un maldestro photoshop di chi non ha idea dello spazio dove sta intervenendo, e declama di stare pubblicizzando una delle piazze più trafficate del mondo?
Jago deve studiare molto di più, se vuole confrontarsi con la storia senza l’intermediazione di addetti ai lavori, lo scrivo io, che trent’anni fa in quella piazza e in quei luoghi mi formavo con la stessa tipologia d’intervento, ma non blindandomi dietro un giornalismo concupiscente che sostiene fake news, come che il suo lavoro valga milioni d’euro.
Affrontare il pubblico senza filtro, vuole dire sapersi confrontare senza intermediazioni e protezioni con la piazza e il pubblico, anche perché la piazza in questione è tra le più colte e preparate d’Europa, ha gli strumenti per verificare come la quotazione da casa d’asta internazionale di Jago non sia mai pervenuta.
Che un bravo scalpellino, con presunzione venda l’idea di stare contribuendo al traffico turistico di Piazza del Plebiscito, da chi a Napoli è nato, si è formato e ha studiato, è inammissibile.
Il Napoletano sa distinguere un fake da un vero ricercatore di senso dell’arte, quando negli anni novanta abbandonavo i miei lavori consegnandoli alla piazza napoletana a sorpresa, non chiedevo permessi e tutele, non sciacallavo su chi trovava legittimo distruggerli o prelevarli, osservavo da lontano, mi formavo e mi strutturavo, quella piazza mi ha formato, al tempo forse Jago non era neanche nato, ovviamente non mi ha mai studiato e non ha mai studiato quello che vorrebbe fosse il suo lavoro, questo è un suo grosso evidente limite, per questo configura la piazza Napoletana come senza storia e senza memoria.
Do lui un consiglio, studi realmente la piazza, la cultura e il luogo dove in questo momento ha la fortuna di vivere, esca dalle dinamiche dei social network se vuole sul serio fare l’artista contemporaneo, capisca dove è e con quale intelligenza collettiva e connettiva sta lavorando, è arrivata l’ora che cresca, Napoli accetta tutto e tutti, perché la cultura sa nutrire l’ignoranza, ma questo avviene soltanto quando l’ignorante ha la consapevolezza d’essere tale.
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