John Wick è il migliore fra gli assassini

JOHN WICK, O DELL’OMICIDIO COME FONDAMENTO DEL CONTRATTO SOCIALE

John Wick è l’assassino protagonista di 3 film di grande successo: “John Wick” “John Wick – Capitolo 2” “John Wick 3 – Parabellum”.

Non ci interessano le trame né la critica cinematografica, ma l’idea che sta alla base dei 3 capitoli.

John Wick è il migliore fra gli assassini, un professionista della morte immerso in un mondo dove la sua specialità è sempre richiesta.

Il suo lavoro è tutta la sua vita, la sua missione e il suo piacere.

Nel primo capitolo apprendiamo che per un breve lasso di tempo si è ritirato dall’attività, felicemente sposato e ricco.

Tornerà ad esercitare la sua professione per vendetta, e la vendetta -inizialmente circoscritta a chi gli ha fatto un torto, poi estesa fino a diventare globale- diventerà l’unico movente capace di dargli una ragione per cui vivere.

Per ottenere ciò che desidera, John Wick si muove fra noi, ma non come noi. Tassisti, banchiere, direttori d’hotel, funzionari pubblici, addetti delle pulizie: tutti intrattengono rapporti con il mondo degli assassini, la cui moneta d’oro è una valuta pregiata universalmente accettata.

Perché grazie a Wick scopriamo che dapprima New York, poi Roma, Casablanca, ecc sono città che si reggono grazie all’ordine della morte: clan, mafie, individui ricchi, utilizzano gli assassini per accrescere e mantenere il potere, rovesciare avversari, pugnalare alle spalle amici, terrorizzare rivali.

Gli assassini a loro volta sono persone in apparenza comuni, che svolgono ogni genere di mestiere oltre l’uccisione: guardie del corpo, artisti, consierge, ristoratori, mendicanti… quello della morte non è l’Altro mondo, ma l’ombra melmosa di questo.

Pur di uccidere gli assassini utilizzano qualsiasi metodo: agguati, colpi bassi, armi non convenzionali, sfruttano ogni possibilità data dall’ambiente pur di compiere l’opera.

Sono uomini e donne, di ogni etnia ed età, esperti d’armi da fuoco e di combattimento all’arma bianca/corpo a corpo, professionisti globali contattati tramite un sistema informatico centralizzato che invia sms con l’oggetto del contratto, la cifra, la data d’esecuzione.

A differenza di film similari come “Collateral” e “Jason Bourne”, in John Wick gli assassini sono cinici ma soprattutto sadici: amano infliggere dolore, scontrarsi con loro pari, uccidere anche quando è inutile farlo.

Non sono i liberi professionisti intrisi d’ideologia neoliberale rappresentati dalle pellicole sopramenzionate, ma degli artigiani della morte perfettamente adattatisi al mondo postmoderno.

La loro ferocia è umana, molto umana, ma non antisistemica: il sistema non la incoraggia, ma la accetta come legittima gratificazione non monetaria per l’attività svolta.
Dicevano che il movente di John Wick è la vendetta: lo è, ma fino un certo punto.

Nel terzo capitolo lui dice che il suo vero movente è rimanere vivo per ricordare l’amore datogli dalla moglie.

Ma non ci convince e nemmeno lui è convinto: la verità è che lui ama ciò che fa, il mondo in cui è immerso, l’essere l’eroe di una società invisibile che domina il nostro mondo.

Federico Leo Renzi

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