Jorit: solo un pittore!

Jorit: solo un pittore!

 
Ogni volta che mi ritrovo a ragionare sul lavoro di Jorit, non riesco a fare a meno di entrinsecare notevoli perplessita, sul concept che li determina e giustifica:
L’idea di mettere a fuoco la razza umana selezionandola con un ritratto, mi pare razzismo di stato simbolico.
Mettere a fuoco la razza umana, in un momento dove tutti sappiamo che da 40000 anni a questa parte, tutti gli umani fanno capo alla stessa razza di sapiens, selezionandola con tre segni sulla faccia, cosa sentenzia se non che chi non hai ritratto come mebro di quella tribù umano non è?
I ritratti di Jorit elevano umani a divinità rispetto altri umani, per questo sono l’esatto opposto di cui professano.
Sono un distinguo di classe sociale tra chi merita d’essere ritratto da Jorit e chi no.
Sono razziali perché antiscientifici, consegnano lo status di razza umana al personaggio mass mediatico da glorificare e beatificare, tutti gli altri membri della razza umana sono non pervenuti, non degni d’essere tramandati, provinciale classismo sociale nazional popolare nel nome del “loro sono razza umana e voi non siete un cazzo!”.
Sei un operaia morta sul lavoro?
Se sei un caso mass mediatico nazional popolare ti ritraggo e cavalco la tua popolarità, sei razza umana, sei giovane, sei bella e di te si parla nei talk televisivi da mesi.
Muore uno studente nell’ambito di un progetto d’alternanza scuola lavoro?
Morte è socialmente e politicamente scomoda, non mi comprometto facendoti un ritratto, rischierei di non essere più il comodo muralista nazional popolare a disposizione di tutto ciò che possa essere condivisibile.
Ragion per cui se devo ritrarre un critico curatore e storico dell’arte, ritrarrò Sgarbi e Bonito Oliva, se dovrò omaggiare un rapper chi meglio di Fedez con tutti i suoi follower?
La sua razza umana è questo: il fenomeno mass mediatico.
La sua pittura è instagrammatica e francamente accademica, al punto da fare sorridere chi pensa che il linguaggio dell’arte debbe essere ricerca, la ricerca di senso linguistico dell’arte come della vita può essere qualcosa da fare a reti unificate?
In questi giorni Jorit comunica d’essere a New York, da dove sta postando fotografie di suoi quadri in ambiente urbano che inneggiano alla libertà del giornalista Julian Assange, adesso quello che mi chiedo, questi quadri restano sul posto a fare riflettere?
Servivano i quadri di Jorit a ricordarci la questione Assange o forse Assange come icona globale è un’icona utile a sdoganarsi in ogni dove come Maradona e San Gennaro a Napoli?
Questi suoi lavori che fotografa per strada a New York, li abbandona ponendoli a disposizione di qualcuno come faccio io da più di vent’anni in un’ottica realmente partecipata, public e street?
Dopo averli fotografati li ritira e se li porta via, o li presenta a qualche galleria a scopo di mercato, paventando d’avere esposto a New York?
Non riesco a definire Jorit artista, è un pittore di genere, un ritrattista al servizio di una committenza e un mercato che lui stesso determina.
Il suo stile linguistico è populista come certi politici d’ultima generazione, che hanno come unico merito quello d’essere cittadini contro la politica nel nome della politica al servizio del cittadino comune, traducendo la politica istituzionale funzionale a loro stessi oltre ogni ragionevole logica amministrativa comune.
Jorit è un restauratore, oscurantista verso ciò che hanno determinato le avanguardie storiche, un pittore forte dell’analfabetismo di ritorno di chi lo celebra come artista perché in realtà celebra le icone che lui rappresenta.
Figure come quella di Jorit fanno venire voglia di smettere di dipingere nel nome del pericolo di passare come uno “stupido come un pittore” come diceva un certo Duchamp (ovviamente mi riferisco al commissario tecnico della nazionale Francese).
Please follow and like us:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather