La Buona Scuola. Spirito di un’anima senza corpo

Ho lavorato per mesi come Funzione Strumentale Orientamento, ho visitato tanti paesi, tante scuole, ho conosciuto molti colleghi e ragazzi. Diverse centinaia, direi. Ho creduto che la crescita del nostro istituto, non solo per il mero fattore numerico, che pure è molto incoraggiante, ma soprattutto per la rinnovata qualità degli insegnamenti, potesse essere causa d’orgoglio e quasi di rivalsa.

L’unica istituzione statale cittadina che forma i giovani ai linguaggi dell’arte.

Ma evidentemente sbagliavo. La crescita può essere un problema se da un anno all’altro non si ha più una sede.
Studiare è diventato una pretesa, la cultura oltre ad essere un privilegio per pochi è anche un percorso così tortuoso ed intricato che passa la voglia di intraprenderlo, tutto ciò nonostante la Costituzione preveda il dovere della Repubblica di rendere effettivo proprio il diritto allo studio. Le cause che hanno determinato l’insostenibile situazione odierna faccio molta fatica a capirle, mi rendo conto che passa tutto per complesse relazioni politiche che mettono in luce le forti criticità del sistema attuale.

La forte valenza simbolica dei luoghi dedicati all’educazione, si è spezzata, si è dimenticato il rapporto indissolubile tra conoscenza e esperienza.

Gli spazi scolastici sono i co-protagonisti del percorso di crescita dell’allievo, l’immagine del luogo che l’accoglie come spazio di vita quotidiana concorre al suo benessere, alla sua formazione ed educazione. E se la scuola oggi dovrebbe assume sempre più un ruolo fondamentale sul territorio dove agisce, riuscendo a educare e rigenerare tessuti urbani, in questo caso diventa luogo chiuso e inaccessibile, non più contenitore di iniziative socio culturali ma puro spirito di un’anima senza corpo.

Barbara Ardau

 

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