La “cabina dell’arte diffusa” un caso di resistenza

Come e quando nasce il progetto “cabina dell’arte diffusa”?

Il progetto della Cabina dell’Arte Diffusa nasce nel marzo 2016, sotto forma di “occupazione artistica” di una cabina telefonica Telecom all’epoca ancora in funzione.

La mia intenzione era di rendere visibile un punto dedicato all’arte, in un luogo frequentatissimo da un pubblico eterogeneo e non propriamente frequentatore di gallerie o altri luoghi simili, se non per le grandi mostre blockbuster o musei famosi.

Sicuramente all’oscuro dell’esistenza di una produzione artistica fatta da persone che non appartengono al jet set del sistema dell’arte o alla Storia dell’arte.

In cosa consiste esattamente?

Consisteva, in prima battuta, in un certo numero di riviste d’arte depositate su una mensola che posizionai all’interno della cabina, senza inibire la sua funzione di punto telefonico, lasciate a disposizione del pubblico dei giardinetti.

Per me, che non ho trascorsi da squatter o pratiche di occupazioni, la sfida era riuscire ad utilizzare uno spazio privato con funzione di servizio pubblico insinuandomi in dei vuoti normativi borderline, senza dover richiedere autorizzazioni, (difficili od onerose da richiedere per un qualcosa che sarebbe di difficile comprensione dentro un ufficio anonimo), o di vedere l’idea fatta propria da altri, magari lucrandoci sopra, cosa che ho sempre escluso dalla nascita del progetto.

Nelle successive settimane, ho dato via al cuore del progetto, rendendo la Cabina il centro culturale polivalente più piccolo del mondo (un metro quadro), realizzando la domenica mattina mostre, concerti, readings, mettendo direttamente a contatto artisti e intellettuali col pubblico che transitava dai giardinetti.

Il riscontro nel mondo artistico è stato immediato, da parte di artisti di ogni parte d’Italia.

Sul piano librario, la Cabina è stata lentamente “adottata” dalla popolazione, diventando in forma spontanea un luogo di bookcrossing di riferimento, un totem dove portare i libri e prelevarne.

Anche da parte di persone che li prelevano in blocco per poi provare a rivenderli ai mercatini, fregandosene altamente della funzione sociale del progetto, nel frattempo regolamentato con apposita convenzione tra la Città, divenuta proprietaria della struttura dopo la sua dismissione da parte di Telecom, e la mia associazione culturale, la Tribù del Badnightcafè.

Questa dei furti dei libri è un po’ la spina nel fianco del progetto, così come forme ricorrenti di micro vandalismo: previste anche nella convenzione, pur sapendo che fanno parte del gioco, comunque sono sempre degli elementi di forte disturbo, peraltro in una zona della città non propriamente definibile come soggetta a disagio sociale.

Perciò da quel che ho capito è un operazione che promuove la cultura, l’arte e la condivisione. Secondo te cosa potrebbe portare delle persone a compiere degli atti meschini come quelli compiuti verso la “cabina dell’arte diffusa”?

I motivi che possano indurre ad atti di qualsiasi genere contro la Cabina non li conosco, ma non posso nemmeno farne una analisi scientificamente obiettiva, essendo di parte.

Posso ipotizzare diverse concause da alcuni segnali.

Sicuramente è un luogo, non essendo presidiato e aperto giorno e notte, facile da considerare bersaglio della bravata dei ragazzini o ragazzi anche più grandi dopo aver fatto serata: dallo sconvolgere i libri all’interno, a graffiarlo, macchiarlo, prendere a calci il minimo arredamento interno, o “farci casino” in qualche maniera.

Molto più facile che non rompere una panchina, più soddisfacente del ribaltare un cassonetto.

Del furto dei libri ti ho già detto, infine proprio l’avversione per il progetto stesso, inspiegabile ma riscontrata, che ha reso qualche persona parte attiva nell’ostacolarlo.

Credo che si sia di fronte a persone anagraficamente mature, le cui motivazioni non riesco a spiegarmi: il progetto non costa nulla, non utilizza fondi privati o pubblici, non ha sponsor, non è legato ad alcun carro politico, partito o movimento di alcun colore, oggi è letteralmente amato da moltissimi abitanti del quartiere e diffusamente in tutta la città da quelli che lo conoscono.

Credo si tratti di una avversione istintiva verso un qualcosa che in condizioni normali pur presentandosi pulito e colorato, è comunque un elemento che si dissocia, sia nella forma che nel contenuto e anche nelle attività, da un idealizzato ordine e standard urbano.

Questo, secondo me, lo fa diventare un elemento strano, quindi assimilabile a disordine, quindi un corpo estraneo da rimuovere, anche se come ho detto prima, questo non è, magari con azioni anche eclatanti come l’ultima, in cui mi sono ritrovato la Cabina cosparsa di feci, letteralmente e deliberatamente sparse ovunque, in terra, sui mobili, sui libri.

Che messaggio vorresti mandare alle persone che hanno compiuto questi atti squallidi e cosa vorresti dire, invece, a chi vi sostiene?

Sono rimasto impressionato dalla rete di solidarietà che si è attivata spontaneamente, non solo tra coloro che abitano nel quartiere e chi in città conosce la Cabina, ma addirittura da varie parti d’Italia.

Una solidarietà attiva, con spedizioni di libri, prese di posizione, visite alla Cabina stessa.

Persone spesso silenti, quasi “invisibili” che hanno sentito la necessità di esprimersi in questa occasione.

In fondo il progetto, che non a caso era nato con la comunicazione come tema principale, nello specifico indirizzata sull’arte e più in generale sulla cultura, aveva individuato in una cabina telefonica all’epoca ancora in funzione, sebbene superata da nuove tecnologie, l’elemento simbolico caratterizzante la comunicazione stessa.

Alla fine pure chi la osteggia convalida questa idea progettuale: restano casi isolati, slegati tra loro, che proprio attraverso la negazione della comunicazione, delle relazioni tra le persone, dirette, senza filtri, sono l’evidenza che esiste questo bisogno empatico di relazione, sentito dai più, e che questo bisogno è sentito come una necessità, un diritto da difendere.

Qui il link alla pagina facebook per ulteriori sviluppi: https://www.facebook.com/groups/lacabinadellartediffusa/

Francesco Cogoni.

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