La campagna elettorale non è il peggiore male

Norma Rangeri, direttrice del giornale su ho scritto per più di quarant’anni, “Il manifesto”, sostiene di avere paura di questa destra, xenofoba e autoritaria, e quindi di non essere contraria a un governo Pd-M5S.

Credo che questa sia anche l’opinione di molti amici, qui su FB.

Certo che c’è da avere paura.

Ma io non sono d’accordo su questo patto a dir poco innaturale per diversi motivi.

Il primo è che il ceto politico grillino e i suoi dirigenti, a partire da Di Maio, si stanno dimostrando peggio di quanto chiunque potesse pensare: mercanteggiano contemporaneamente un futuro accordo di governo con Pd e Lega, cioè con un partito di centro-sinistra e uno di estrema destra, al solo scopo di non perdere le poltrone parlamentari.

Ingannano i possibili alleati, e questo sarebbe il male minore, ma soprattutto l’opinione pubblica, rilasciando dichiarazioni fuorvianti e fumose, come politici che si credono navigati, e in realtà sono solo dei furbetti senza principi (né di destra, né di sinistra ecc.).

Privi di qualsiasi dignità pubblica, sono disposti sia a fare accordi sia con il Pd, che hanno dileggiato sino a ieri (“il partito di Bibbiano”), sia con Salvini, che li ha sbeffeggiati e manipolati sino alla crisi.

E questo vale anche per Conte, che ha scoperto un barlume di decenza solo il giorno delle dimissioni, ma dopo aver avallato qualsiasi porcheria dei due soci (sicurezza 1 e 2, diffamazione delle Ong, blocco dei porti ecc.).

Quanto al Pd, chiunque ha capito che Renzi vuole l’accordo con Grillo perché in caso di elezioni sarebbe emarginato e costretto in quattro e quattr’otto a fare il suo partitello, che è accreditato nei sondaggi tra il 5 e il 7%.

Zingaretti, infine, che vuole liberarsi di Renzi, fa finta di volere l’accordo, o al limite è disposto ad accettarlo digrignando i denti, ma solo per non essere in minoranza nel partito di cui è il presunto segretario.


In queste condizioni, un eventuale contratto tra grillini e piddini, ammesso che vada in porto nei prossimi giorni, durerebbe poco più di qualche mese, darebbe alla destra una magnifica occasione di propaganda contro i ribaltoni e precipiterebbe il paese in un marasma peggiore di quanto non sia oggi.


Forse, il meno peggio è lasciare che i due politicanti specialisti delle giravolte, Salvini e Di Maio, ritornino insieme e si impicchino con le loro mani.

Ma se anche il loro nuovo e sordido matrimonio non funzionasse, forse è il momento di cominciare a pensare che una campagna elettorale, per quanto aspra in un paese già dominato dalla destra, non è il peggiore di tutti i mali.

Alessandro Dal Lago

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