La costante resistenziale # 1

LCR #1

Venticinque anni di ricerca artistica in Sardegna (1957-1983)

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La redazione di Venezia Art Magazine ha visitato al museo MAN di Nuoro la prima parte de“La costante resistenziale” , un progetto espositivo sulle  ricerche  della  scena artistica sarda dagli anni cinquanta alla metà degli ottanta.

Il programma nel suo intero percorso triennale fino al 2017, esplorerà  sei decenni di attività sperimentale.  

Il progetto pluriennale del Museo MAN “La costante resistenziale” è ideato da Lorenzo Giusti.

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Il primo dei tre eventi in programma,  Venticinque anni di ricerca artistica in Sardegna (1957-1983), è curato da Emanuela Manca, con la consulenza di Rosanna Rossi e Silvano Tagliagambe.

I nomi degli artisti in mostra:DSCN7776 DSCN7777 DSCN7778 DSCN7779 DSCN7780 DSCN7781

Dalla cartella stampa:

L’individuazione di un possibile “connotato specifico”  da riconoscere all’interno delle diverse esperienze, costituisce l’ossatura di questo progetto.

La “Costante resistenziale  sarda” è un concetto con il quale l’archeologo Giovanni Lilliu ha cercato di esprimere la storica lotta condotta dal popolo sardo contro le potenze coloniali  che di volta in volta si sono affacciate sulle coste dell’isola. “La Sardegna”, ha scritto Lilliu, “in ogni tempo, ha avuto uno strano marchio storico: quello di essere stata sempre dominata (in qualche modo ancora oggi), ma di avere sempre resistito. Un’Isola sulla quale è calata per i secoli la mano oppressiva del colonizzatore, a cui ha opposto, sistematicamente, il graffio della resistenza. Perciò, i Sardi hanno avuto  l’aggressione di integrazioni di ogni specie  ma, nonostante questo, sono riusciti a  conservarsi sempre se stessi.”

La prima delle tre mostre,  “Venticinque anni di ricerca artistica in Sardegna”,  in programma  al Museo MAN dal 17 aprile al 28 giugno 2015, intende guardare alla generazione di artisti emersi  tra il 1957 e il 1983. L’arco di tempo individuato, così come il titolo proposto, fanno riferimento a un importante precedente storico:  la mostra, realizzata nel 1983 dal Comune di Nuoro  e dal Consorzio per la pubblica lettura Sebastiano Satta,  a cura di Salvatore Naitza e Sandra Piras, che intendeva fare il punto sulla produzione dell’ultimo quarto di secolo attraverso i lavori di un nutrito  gruppo di autori di diversa formazione e tendenza.

La scelta del 1957  come data di inizio del  percorso di rinnovamento  si spiega in ragione di  un evento che ebbe luogo a Nuoro. Quell’anno, nell’ambito della Biennale d’Arte, una giuria composta da Elena Baggio, Felice Casorati, Mario Delitala, Rodolfo Pallucchini e Marco Valsecchi, assegnò il  Premio Sardegna  di pittura  a Mauro Manca  per l’opera intitolata  L’ombra del mare sulla collina; un dipinto di matrice cubista, che nel precorrere le sperimentazioni segnico-materiche che l’artista avrebbe portato avanti negli anni successivi, segnava un netto spartiacque tra le esperienze figurative e quelle astratte.

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La diffusione dei nuovi linguaggi si registrerà nell’isola in seguito al  trasferimento di Mauro Manca a Sassari  come direttore dell’Istituto Statale d’Arte (1959), divenuto sotto la sua direzione riferimento di indagini avanzate, e col  sorgere a Cagliari di formazioni di ricerca come  “Studio 58” e, nel decennio successivo, il “Gruppo Iniziativa”, attivo tra il 1960 e 1965, il “Gruppo Transazionale” (1966), sotto la guida metodologica di Corrado Maltese, e il “Centro di Cultura Democratica”, fondato nel 1967.

Intorno a Manca e alla sua scuola nasce il “Gruppo A” (1962), che raccoglie le istanze dei protagonisti della nuova generazione sassarese. Eredità successivamente recepita dal “Gruppo della Rosa” (1976) all’interno del quale vedranno la luce le indagini di quegli artisti usciti dall’Istituto d’Arte e lì ritornati in qualità di insegnanti.

Gruppi non sempre omogenei, formatisi nelle due maggiori città della regione, a cui, in un quadro generale che tiene conto anche delle specificità geografiche e culturali di Nuoro  – un centro di produzione e promozionale della cultura sarda aperto alla ricezione degli influssi esterni – si affiancano  personalità indipendenti  di diverso orientamento.

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DSCN7789DSCN7786DSCN7785I Sessanta e i Settanta in Sardegna  sono stati anche gli anni della critica impegnata che, dalle pagine dei quotidiani locali, vede attivi intellettuali di estrazione diversa (storici dell’arte, antropologi, linguisti) in un  dibattito  costruito sul rifiuto parallelo di un regionalismo chiuso e di un cosmopolitismo di maniera.  Un’esperienza complessa e talvolta contraddittoria,  in bilico tra una dimensione interna, di definizione della propria specificità culturale, ed una esterna, nella consapevolezza della necessità di inserire i  problemi culturali sardi nel quadro di coordinate internazionali.

Foto di Alberto Balletti e Marina Guarneri

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