LA DEMOCRAZIA DEL TRAP CHE NEGA LE ACCADEMIE

LA DEMOCRAZIA DEL TRAP CHE NEGA LE ACCADEMIE

Il figlio di Casaleggio, ci ha informato di recente, su come Parlamento, Democrazia rappresentativa e istituzioni in genere, potrebbero a breve non servire più; questo millennio potrebbe essere il millennio dell’obsolescenza democratica programmatica, il tutto nel nome del Big Data e del sogno del servo Americano; la rete e il web sono dal punto di vista della democrazia più funzionali al mercato dell’elettore, perché al mercato, le istituzioni pubbliche, non servono, Cagliari e i Cagliaritani lo sanno bene, l’Alta Formazione Artistica non c’è infatti mai stata.

Nella stessa maniera con cui l’artista che si forma a Cagliari, segue e imita su Instagram il suo artista preferito, piuttosto che partire dalla sua Storia dell’Arte, sembra sia a portata di mano, un mondo politico fondato sui “mi piace”; capite quanto il processo dell’arte, serva del mercato privato, passi per l’assenza delle istituzioni?

La democrazia istantanea del web, è una fake democracy, il web è uno strumento politico, come è uno strumento artistico, ma non è la politica e non è l’arte; il web può essere dialettico e didattico, può essere uno strumento per farsi ascoltare, e per correggere certe storture istituzionali, che siano il Parlamento o che siano le Accademie, ma non può e non si deve sostituire alle Istituzioni; per questo non smetterò mai di trovare incredibile, e fuori dalle complessità delle sfide di questo millennio, che una Regione a Statuto Autonomo come la Sardegna, sia l’unica nel mondo a potere vantare, d’avere una città metropolitana e capoluogo di Regione, priva di un’Accademia di Belle Arti.

 In questo millennio, l’aspetto maggiormente sott’attacco dell’umanità, è proprio la ritualità del valore simbolico dell’arte, il rapporto tattile e sensoriale tra l’osservatore e lo spettatore.

Pensate a quanti giovani artisti Trap ci siano oggi a Cagliari (a parte Mandrone tutti senza identità linguistica e culturale), eppure Quilo dei Sa Razza, mi fa notare come nell’origine del movimento rap Italiano; che ha visto i Sa Razza come protagonisti non solo isolani ma nazionali (sono stati i primi ad incidere un album rappato in limba nella storia del genere nell’isola); era aggregazione, era live, discussione creativa, freestyle di comunità e socialità che condivideva contenuti e problematiche, era contatto verbale e fisico.

Cosa è successo nel passaggio dal rap e la cultura hip hop all’evoluzione Trap (in realtà il Trap è un sottogenere del Rap, da sempre presente sulla scena, ma la storia si dimentica in fretta)?

Il Trap nell’isola sembra esploso con l’esplosione dei media digitali, la sua estetica appare fondata non sul contatto ma sulla sublimazione della comunicazione negata, quello che viene esaltato è la negazione del corpo, isolato e imposto, legittimato dai suoi feticci.

L’artista Trap non è interlocutorio, è ipnotico, persistente, assordante, parla da solo, si fa notare dalla sua tribù generazionale mostrandosi come il più forte; la sua forza è il suo messaggio, messaggio che quando smette d’essere percepito, perché spunta il nuovo fenomeno Trap, viene ripetuto e reiterato.

La prassi dei contenuti del Trap è istigare all’uso e al consumo di droghe, come esperienza personale e condivisa dal sostenitore dell’artista, che con lui e insieme a lui, si sconnette dalle problematiche della realtà, il contenuto è quello del valore dei soldi; il trappe è un cerimoniere da imitare nei gesti e nelle movenze, è colui che t’inizia alla negazione di un percorso di studio e di ricerca.

Il pubblico degli artisti Trap, sembra essere un pubblico privo di tribù reale, generalizzato, indistinto nelle sue varianti Europee e Americane, sembra un pubblico (e in realtà lo è) che si è formato sugli stessi riferimenti simbolici (soldi, stupefacenti e valore simbolico delle merci e dei corpi).

Le nuove tecnologie, sembra abbiano creato il reality del Trapper del condominio, più che un artista vivente, l’artista Trap nasce per essere un avatar, in tutto il territorio Cagliaritano Metropolitano ne salvo uno, l’unico che ha avuto il coraggio d’investire sulla limba e sulla sua identità e cultura di provenienza, l’unico che usa il Trap come cavallo di Troia per distinguere la sua identità, l’unico che segue un percorso della storia del genere che comincia con i Sa razza, e si muove con Dr Drer e Crc Posse, con i Balentia, con i Menhir e tanti altri, fino ad arrivare a lui, il resto è noia, molta noia, troppa noia, chiamata mercato privato.

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