LA GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI

VACCINO, POLITICA, EGOISMO: LO STATO ETICO NEOLIBERALE NON ELIMINA, MA INCORAGGIA LA GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI
Come ho scritto più volte sono decisamente pro vaccini e favorevole all’obbligatorietà vaccinale.
Lo sono per motivi etico-politici: essendo comunitarista, per me la comunità ha il dirittto d’imporre all’individuo comportamenti necessari a tutelare i membri più deboli della società, anche se questi comportamenti possono significare a livello psicologico un senso d’oppressione e a livello materiale degli svantaggi.
Detto questo ho parecchi dubbi sulla campagna vaccinale ma soprattutto sulle motivazioni collettive e individuali che la muovono.
Proverò a spiegarle brevemente.
Appena è stato possibile mi sono vaccinato, l’ho fatto in perfetta scienza e coscienza e senza nessun timore.
L’ho fatto -come molti altri- con una motivazione poco nobile:
voglio il green pass.
Lo voglio perché mi porterà dei vantaggi competitivi a livello lavorativo ed economico, dato che già alcune aziende mettono fra i pre requisiti per l’assunzione (o la collaborazione) l’essere vaccinati.
La motivazione che mi ha spinto non è quindi la protezione della salute collettiva o della mia famiglia, ma l’essere avvantaggiato rispetto ad altri individui nella lotta per procacciarmi il pane quotidiano.
Non l’ho fatto per gli altri, ma contro gli altri.
Questa motivazione mi fa vergognare, ma quando si è ridotti alla pura sopravvivenza economica la nobiltà d’animo è un lusso che non ti puoi concedere.
Questa però è la parte meno interessante del problema: il vero problema è che la stessa campagna vaccinale pare impostata per mettere all’ultimo posto il valore della salute individuale e collettiva.
Sono stato vaccinato con il Pfizer.
Non l’ho scelto: quando sono andato al centro vaccinale mi hanno detto che c’era solo quello per la mia classe d’età e di salute, e se l’avessi rifiutato avrei perso il posto e il diritto a prenotarmi nuovamente.
Alla dottoressa che mi ha fatto l’iniezione ho chiesto se il Pfizer protegge dalla nuove varianti, fra cui la Delta che si sta diffondendo in Italia.
La sua risposta è stata un serafico “NON LO SO, ma comunque TI DEVI VACCINARE”.
La risposta mi ha lasciato perplesso, così sono andato dal mio medico di base e gli ho posto la stessa domanda.
La risposta è stata la stessa della dottoressa che mi ha fatto la puntura. Ho aggiunto che mia madre è vaccinata, ma è una categoria a rischio e quindi ho paura che se mi ammalo potrei infettarla e mettere in pericolo la sua vita, quindi devo sapere se il Pfizer protegge dalle varianti, quanto protegge, se evita sintomi gravi nel caso contragga la Delta e affini.
La sua risposta è stata “Non lo sappiamo. Tu devi lavorare no? Quindi fallo e prendi il green pass”.
Ho provato a fare la stessa domanda ad altri amici medici e biologi, e la risposta è stata più o meno identica alla dottoressa che mi ha vaccinato.
Mi sono posto quindi la domanda: che senso ha vaccinarsi e istituire il green pass?
Lo facciamo per tutelare la salute pubblica e individuale o per rassicurare la popolazione che qualcosa è stato fatto o per far ripartire l’economia? E’ un modo per evitare a livello politico-burocratico un nuovo lockdown?
Queste perplessità mettono in crisi anche la mia visione etico politica esposta ad inizio del post: la comunità può imporre degli obblighi ai suoi membri se tali obblighi sono mezzi razionali per tutelare un valore fondamentale (la salute), e comportano dei vantaggi chiari anche per gli stessi individui e le loro famiglie.
Ma in tutti i passaggi che ho descritto della tutela della salute pubblica e individuale non c’è traccia: le motivazioni di tutti gli attori in gioco (la mia, quella dei medici, quella dello stato) è il far ripartire l’economia, l’avvantaggiarsi a livello economico nei confronti dei diretti competitor (altri lavoratori, altri stati, ecc).
La comunità deve anche assumersi chiaramente e senza scappatoie la responsabilità degli obblighi che impone agli individui.
Se la comunità mi obbliga a vaccinarmi per tutelare la salute mia e altrui, devi garantirmi che adempiendo tale obbligo ho fatto il mio dovere e sarà tutelato dalla comunità stessa nel caso accada qualcosa a me o ai miei cari. il discorso del mio medico di base (come quello dei miei amici medici e biologi) sottointende invece l’idea opposta: la comunità mi ha “obbligato” al vaccino, ma non mi garantisce questo protegga me e mia madre, quindi scarica su di me l’eventuale peso economico, psichico e morale nel caso m’infettassi e infettassi in maniera grave mia madre.
Questo ultimo pensiero mi porta ad una conclusione sconsolata:
lo stato etico neoliberale è un paradosso insostenibile.
Obbliga gli individui a fare ciò che potrebbe andare contro il loro interesse psicologico, materiale, ideologico immediato, ma non si assume alcuna responsabilità delle conseguenze, scaricando sugli individui stessi i costi dell’obbligo. E’ presente quando c’è da imporre coercitivamente qualcosa, ma assente quando deve aiutare i propri cittadini in difficoltà.
 Vuole che gli individui si assumano il peso etico di ogni loro scelta, ma si deresponsabilizza totalmente quando è ora di assumersi a livello politico le proprie di responsabilità.
Con quale diritto allora può imporre l’obbligo vaccinale e il green pass se ideologicamente non si assume gli oneri di tali obblighi? Pensa di poterlo fare per pura coercizione, affidandosi all’uso della forza e del ricatto economico?
Pensa veramente che l’individuo non si accorga che è chiamato a far parte di una comunità solo quando c’è da favorire la ripresa dell’economia, ed invece quando è ora di essere sostenuto e aiutato la comunità non esiste perché ognuno deve pensare per sé nella guerra di tutti contro tutti?
Federico Leo Renzi
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