La Kathak, la Danza Gitana, il Flamenco. Passi di Danza etnica in Sardegna.

Le danze che definiamo etniche, dice l’antropologia, nascono coeve alla parola, prima dell’avvento della scrittura.

Così quando si tratta, come nel nostro caso, delle danze di popoli nomadi in cui la tradizione orale si è protratta per secoli – senza fermarsi in scrittura, senza divenire Storia e restando nell’ambito del mito, della narrazione – è lecito immaginare siano i passi, le movenze, i ritmi a rievocare il viaggio con le sue avventure e disavventure, a segnare i luoghi e le influenze, a restituire il sentire profondo di un popolo non meno della parola stessa.

Questa è dunque una storia di piedi, spesso nudi, che scrivono sulla polvere del mondo e subito cancellano.

Il tratto di viaggio, durato nel complesso quasi mille anni, che cercheremo di ricostruire per tappe e raccontare attraverso le danze Gitane, inizia dall’India continentale (terra del Kathak) e giunge in Spagna dove fiorisce nel Flamenco, passando per la Persia (l’attuale Iran), la Turchia dove ancora si danza la Romanì Turkish (una particolare danza del ventre con contaminazioni gitane) e i Balcani. Sono felice e onorata che una piccola tappa di questo viaggio tocchi Cagliari coi piedi, ancora nudi, delle danzatrici Rom Vasvija Seferovic e Izeta Sulejmanovic.

Alcune precisazioni sono necessarie; anche nella conoscenza, infatti, risiede il superamento della diffidenza e il riconoscimento della differenza.

Il termine Gitano (come Zingaro e Zigano), di per sé, non individua nessuna particolare etnia.

Le etnie del popolo che si riconosce nella lingua indoeuropea Romanì sono: Rom, Sinti, Kalè, Romanichals, Romanisæl.

Ogni gruppo contiene poi ulteriori sottogruppi, per esempio i Khorakhanè, presenti nel Bresciano, appartengono all’etnia Rom.

Il termine gitana va quindi inteso, in questo contesto, solo come aggettivo che identifica una particolare danza che è patrimonio comune di tutte le etnie.

E’ una prassi molto comune identificare il termine Rom con la Romania; l’assonanza dei nomi però non trova riscontri nell’etimologia.

Seppure l’etnia Rom è molto presente in Romania, la sua origine è Indiana e le sue tradizioni e la sua lingua restano distinte da quelle del popolo Rumeno.

La Kathak, il nostro punto di partenza, è una delle otto forme tradizionali di danza classica indiana.

Questa forma di danza trae le sue origini dai cantastorie nomadi dell’antica India del Nord (attuale Pakistan), conosciuti come Kathakars o narratori. Il nome Kathak deriva dalla parola sanscrita katha che significa storia.

E’ interessante osservare come le danze sviluppatesi dalla Kathak mantengano una caratteristica originale: all’accompagnamento musicale (suonato con strumenti diversi in epoche diverse) spesso si unisce il canto, con la funzione di narrare una storia; talvolta epica, drammatica o religiosa. La Kathak, pure nella sua forma attuale, contiene elementi di danze rituali e sacre per via dell’influenza subita dal movimento filosofico religioso Bhakti, intorno al XV ad opera di mistici -musici.

Dal XVI secolo in poi ha assorbito alcune caratteristiche della Danza Persiana – ricca di simbolismi, raffinata e antichissima che include la funzione catartica di riportare in terra le energie disperse dal gruppo, dalla comunità – e di quella dell’Asia centrale importate dalle corti reali islamiche dell’epoca Mughal.

Sono molte le somiglianze tra la Kathak, la Danza Gitana e il Flamenco che sviluppò presso i Gitani di Spagna, etnia Kalè; appare evidente infatti, in ognuno degli stili, la quasi totale assenza di deviazione dall’asse verticale, il lavoro di percussione dei piedi e la dipendenza, anche complessa, da cicli ritmici.

La struttura di una esibizione tradizionale Kathak tende a seguire una progressione, nel tempo, da lento a veloce, terminando con un crescendo drammatico.

Una breve composizione di danza è nota come tukra, una più lunga come toda.

Ci sono anche composizioni costituite unicamente da gioco di gambe. Spesso l’esecutore si impegnerà in un gioco ritmico con il giro di tempo battuto, per esempio dividendolo in triplette o quintuplette che saranno battute col gioco di gambe, in modo che sia in contrappunto al ritmo della percussione.

Questo aspetto del gioco ritmico di gambe, senza la pretesa di trovare collegamenti, appartiene alle danze tradizionali della Sardegna, dell’Irlanda e della Grecia.

Generalmente si suppone che il popolo Romanì (da Ruma Calk lett. camminatori della prateria) iniziò la sua migrazione dall’India (regione del Sid, attuale Pakistan), all’incirca nell’ XI secolo in seguito a conflitti ed invasioni, ultima delle quali avvenuta alla fine del XIV.

Un gruppo di Romanì arrivò in Spagna passando per l’Europa dell’Est, dopo aver attraversato la Persia e costeggiato i confini dell’Impero Ottomano. Visitando questi luoghi, essi incontrarono le stesse influenze che dovevano arrivare in India solo più tardi attraverso le incursioni Mughal del XVI secolo. Così, il Flamenco (tramite la danza Gitana) e la Kathak ricevettero influenze stilistiche simili in due circostanze molto diverse: i Ruma Calk nomadi portarono le loro tradizionali forme d’arte indiane e assorbirono nuove influenze nel loro migrare, mentre la Kathak, rimasta radicata in India, ebbe lo stesso impulso come conseguenza delle influenze persiane importate dal nuovo regime.

La somiglianza tra Kathak, Danza Gitana e Flamenco si spiega, quindi, con lo stesso processo -l’innesto e la mescolanza di elementi di danza persiana su una base indiana- avvenuto in tempi e modi diversi.

Nonostante otto secoli di diversione restano, tra la Kathak e il Flamenco, somiglianze tali da potersi danzare insieme nella stessa rappresentazione senza forzature o diluizioni di stile da parte dei danzatori.

Riguardo le ulteriori influenze che la Danza Gitana incorporò in Spagna (Andalusia) per divenire Flamenco si può affermare con certezza che esse siano Arabe ed Ebraiche, lo si riscontra in particolare modo nelle musiche rituali, nei canti corali, nei canti lirici e in quelli profani confluiti nel “Cante Jondo” del Flamenco, il canto profondo che sale diretto dall’anima. Il battere ritmico dei piedi, calzati con scarpe chiodate in punta e nel tacco, sottolinea nel Flamenco i momenti di maggiore pathos espressi dal canto, eredità della Kathak.

Pochi mesi fa, grazie alla mediazione culturale di Marcello Pilia, si è presentata l’occasione, per la nostra associazione culturale pedagogica Qui e Ora, di organizzare  diversi Stage di Danze Gitane condotti dalla signora Vasvija Seferovic e da Izeta Sulejmanovic.

Abbiamo colto e realizzato questa occasione   con l’intento di andare oltre un insegnamento puramente coreografico, per accedere anche al gesto, all’atteggiamento, a quel particolare antico sentire da cui nasce il primo passo di danza.

Roberta Sirigu

(Ringrazio Marcello Pilia e Refrattario per la preziosa collaborazione).

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