La morte al tempo dei social network

Cara Anna, moriremo tutti…

Cara amica Anna Magagna, pensavo al ragionamento che abbiamo abbozzato in fronte a un Vesuvio in procinto di bruciare, sulla morte ed a quanto sia miserevole speculare sulla scomparsa e la sofferenza altrui.
Quasi come se la scomparsa di un personaggio in qualche maniera “pubblico” (anche solo via social) si traduca di fatto in operazione di marketing social individuale.
Moriremo tutti e questo lo sappiamo, guai a dimenticarlo, qualche idea rinascerà e noi rinasceremo con lei, ma quando moriremo, cosa che prima o poi accadrà, tutto il mondo social arriverà sulla nostra carcassa digitale ridotta ad informazione e tutti mangeranno un pezzetto di noi.
Tutti diranno che ci hanno conosciuto, diranno che con noi qualcosa l’hanno condivisa, condivideranno qualche selfie a riprova di questo (per questo non sorrido mai nei selfie, snaturano anima e situazioni nel nome della rappresentazione del sé).
Andrebbe spiegato a chi pensa di potere affermare la propria anima via social, come in realtà la stia svendendo e come la sua popolarità sia legata ai suoi stessi aguzzini, che non l’ascoltano ma lo condividono.
Bannando in giro qui e la, ci si illude di essere al centro di qualche mondo, la realtà è che il web è un covo di dittatoriali frustrati che prima o poi finiranno come il duce a Piazzale Loreto, nel nome della condivisione.
Quando morirò che nessuno condivida un lacrima sulla mia scomparsa, sappia custodirla in intimità se proprio vorrà versarla, avrà più valore di un like di condivisione.

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