La “musica sarda” che omaggia Salvini.

 

 Che l’arte, gli artisti e la cultura a Cagliari siano entrata nella rubrica “Comunali Cagliaritane” è un fatto.

Un effetto collaterale congiunto del Renzismo del “con la cultura si mangia” e di “Cagliari capitale italiana della cultura” con tutta la retorica della giunta dell’amministrazione Zedda.

Una cosa del genere però l’avevamo ancora vista a Cagliari, un’ artista folk che omaggia Salvini in limba.

Non riuscivamo neanche ad immaginarla un’artista attivista e militante leghista a Cagliari, questo per un motivo identitario e culturale.

Cosa hanno in comune dal punto di vista storico, culturale e linguistico l’isola e la Padania?

Certo omaggiare Salvini, mi fanno notare degli artisti che non risiedono nell’isola, potrebbe essere una astuta mossa promozionale con eventuali feedback di ritorno.

Il testo della canzone è un testo che marca proprio la specificità storica e linguistica dell’isola, è una affermazione identitaria.

Addirittura eseguito in un altro contesto poteva rimarcare la “legittima difesa culturale” dal leghismo.

Quello che stride è contestuale, sembra si stia consegnando con atteggiamenti culturali e relativi, nel nome dell’apparire e dell’apparenza tutto questo al “Noi con Salvini”.

La battutina Sanremese iniziale di Salvini e la conclusione in dialetto lombardo “Ho capito che io sono un terrone”, sembra viste le specificità dell’isola un consegnare la propria specificità culturale ed elettorale al Leghismo Padano che con l’isola non ha nulla a che vedere…

Gli artisti che vivono ed abitano l’isola hanno grosse responsabilità in questo momento, in queste comunali Cagliaritane sono l’unico reale strumento ed argine di resistenza politica e culturale della comunità che vivono ed abitano, pur se privi di rappresentanza e  di spazi politici e pubblici di confronto dialettico.

Le scorse comunali gli artisti residenti nell’isola avevano sostenuto con forza e viralmente l’attuale giunta Zedda, addirittura bandendo aste per sostenerne la campagna elettorale, questo per ritrovarsi poi ad essere marginalizzati dalla stessa giunta nel nome delle residenze artistiche e degli artisti “internazionali”.

Insomma la propria specificità identitaria, culturale e storica, va tutelata ed autodeterminata.

La propria anima ed identità artistica e culturale va imposta (e non asservita) a chi ha il compito istituzionale e politico di tutelarla, “consegnarsi” in questa maniera può volere dire contribuire alla propria omissione.

Per chi legge dalla penisola, quella dell’isola è una lingua che con l’italiano non ha nulla a che fare, è un sistema grammaticale di derivazione latina “altro” e non lingua in quanto dialetto volgare ed imbastardimento del toscano.

Puntualizzo perché la performance sembra consegnare una lingua ed una cultura “resistente” a Salvini, sembra prostrarsi e consegnarsi al medesimo.

Salvini era a fare “passerella” per il candidato sindaco leghista nell’isola per Cagliari.

Salvini che conclude la performance in lombardo, confonde e porta a pensare che il dialetto lombardo e la lingua sarda siano sullo stesso piano d’interazione grammaticale e culturale, questo con un testo che rappresenta la Sardegna come nazione e rivendica una propria matrice storica e culturale differente…

Abbiamo chiesto a Michele Atzori, Dr. Drer delle Crc Posse cosa pensasse di questa operazione artistica al servizio della politica leghista, questo è ciò che ci ha risposto:

“Chi non conosce la lingua sarda (is not a dialect),  perde una serie di elementi fondamentali.

A parte questo, è abbastanza evidente che nessuno li ha pagati, ma che sono andati lì sperando di avere visibilità affianco a Salvini, com’è palese da come si pongono e dalle frasi che proferiscono.

Basta cercare su google per vedere che la “canzone” (perchè per scrivere una canzone serve metrica, logica e utilizzo corretto della lingua che si utilizza, non basta solo essere intonati/e) non è stata composta apposta per il politico di turno, ma è un loro pezzo che hanno adattato apposta per la “bella” vetrina.

Come vedo dal web, visibilità ne hanno avuta, ma di tipo opposto a quella che desideravano, e non poteva essere altrimenti.

Frasi come “òmini nobili e valorosu” (si capisce facile, dato che sono italianismi – inutili – di cui il pezzo è zeppo) rendono bene il livello squallido della marchetta.”

 

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