La nuova mostra di Simone Mereu: Labirinti di volti

Dopo il successo di pubblico e critica di Antenati possibili (pronipoti improbabili) alla PMA Gallery, e de Le teste che ho in testa allo Spazio Kuko, si inaugura stasera all’Hotel Italia a Cagliari (ore 18:30) Labirinti di volti, la nuova mostra di Simone Mereu, che presenta nuovi lavori insieme a una mini antologica, sul tema di ricerca già indagato nelle mostre precedenti, ma con nuove soluzioni compositive e cromatiche e riflessioni inedite: l’indagine sui volti e le relazioni interpersonali nella società contemporanea.

 

Simone rinnova il suo linguaggio artistico attraverso un tratto essenziale e una tavolozza che satura le tonalità di colore rendendole cariche e ancora più espressive rispetto alla mostra precedente. Uno sguardo a Emil Nolde, uno dei suoi espressionisti preferiti, ma senza apparenti disagi e tormenti, che in realtà covano sotto la cenere.

Come afferma lo stesso autore: “Sono un espressionista 2.0, figlio di un tempo talmente abituato allo scandalo da non aver bisogno di sbatterlo in faccia. Da acuto osservatore qual è, dotato di una memoria fotografica prodigiosa, Simone attinge i volti dalla folla, i ricordi, le foto d’infanzia, le reminiscenze storico artistiche, la cronaca, i reportage. Nelle sue opere c’è tutta la comédie humaine, per dirla alla Balzac: scene di vita pubblica e privata che si fondono in insiemi, per dare vita a una sorta di grande ma frammentato affresco della contemporaneità.  Nelle serie Le teste che ho in testa non manca la descrizione degli effetti di questo racconto globale della società: la sua frammentazione, la nostalgia dell’infanzia, la solitudine e l’isolamento, ma anche la discriminazione. In Testa o croce, o nella sua opera più carismatica – Io sono bello – Simone affronta il tema dei migranti, da lui molto sentito, e già presente nella collettiva Pesci d’aprile alla MAP di Mariano Chelo, in cui aveva realizzato dei pesci, oggi in collezioni private, con piccole facce che diventavano squame, per alludere ai pesci che si nutrono dei cadaveri dei naufraghi nelle acque del Mediterraneo, fuggiti da guerre e miseria a bordo di barconi fatiscenti. Qui ci parla dei superstiti, di chi riesce ad arrivare vivo nella nostra Europa ma continua la lotta per affermare la sua dignità, in una società molto spesso ostile e disumana. Quella dignità, in Io sono bello, ci viene restituita da Simone con una purezza disarmante, che è un inno alla fratellanza. Altro tema caro all’artista è quello dell’infanzia, concepita come carattere e destino. Simone narra la stagione delle promesse, quando tutto è possibile e istintivo, ed emerge la vocazione di ciascuno di noi, senza che ci siano condizionamenti sociali o familiari ad opporsi e modificare il corso della vita. Le opere di Simone Mereu sono una sorta di labirinto dove ogni personaggio ci indica la direzione di un altro. Questo percorso non lineare può essere seguito o abbandonato, e poi ripreso anche dopo aver visitato la mostra, spesso ci accompagna con il pensiero, in un movimento di corrispondenza reciproca tra spettatore e autore che è anche la matrice dell’idea di partenza: avere teste in testa.

Chetti Ghisu

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