La perdita della bellezza a Cagliari

Non condivido per nulla la nuova Cagliari che si sta affacciando.
E siccome vi stimo, vorrei spiegarvi perché.

Il progetto del parcheggio di Cammino nuovo e l’orribile edificio già realizzato sopra quello di Terrapieno cancellano i profili e l’immagine della rocca.

E violano i principi fondamentali sanciti dalle varie Carte del Restauro, da quella di Atene – che già nel 1931 prevedeva che l’interesse privato fosse subordinato all’interesse collettivo – a quelle di Gubbio e di Venezia. Principi indiscutibili, confermati e ribaditi con forza nella Dichiarazione di Amsterdam del 1975 e nella Carta di Cracovia del 2000.

Tutte elencate con puntiglio nella relazione generale sul nuovo piano particolareggiato del centro storico, ma completamente disattese nei fatti.
Dilaga una generale, ossessiva schematicità degli interventi sulla città, quasi sempre realizzati in modo banale e dozzinale.


Totalmente assente lo studio dei materiali, delle tecniche costruttive e di finitura, compreso il rilievo cromatico dell’esistente.


La conservazione non c’è più, anche quando riguarda veri e propri beni culturali come le Scalette di Santa Teresa in via Manno o le mura storiche cittadine.


Si persegue con caparbietà il definitivo trionfo del “finto antico” sull’autentico – sostenuto e diffuso da un malinteso concetto di “valorizzazione” – e si distrugge con pervicacia quel che resta della memoria storica, sia attraverso nuove costruzioni che con la realizzazione di restauri filologicamente scorretti.

“Totalmente assente lo studio dei materiali, delle tecniche costruttive e di finitura, compreso il rilievo cromatico dell’esistente. La conservazione non c’è più, anche quando riguarda veri e propri beni culturali come le Scalette di Santa Teresa in via Manno o le mura storiche cittadine.”
“Si persegue con caparbietà il definitivo trionfo del “finto antico” sull’autentico – sostenuto e diffuso da un malinteso concetto di “valorizzazione” – e si distrugge con pervicacia quel che resta della memoria storica, sia attraverso nuove costruzioni che con la realizzazione di restauri filologicamente scorretti.”


Per non parlare del progetto che prevede un addomesticamento di Calamosca.

Ma questa dei rapporti della città con il mare è un’altra storia.
Senti cosa scrive la Yourcenar che non era di Italia Nostra.


“Non c’è nulla di più fragile dell’equilibrio dei bei luoghi … il minimo restauro imprudente inflitto alle pietre, una strada asfaltata che contamina un campo dove da secoli l’erba spuntava in pace creano l’irreparabile. La bellezza si allontana; l’autenticità pure”.


E se perdiamo l’autenticità e la bellezza, cari lettori, perdiamo la nostra città.
E anche il suo spirito.

Maria Paola Morittu

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