LA PERENNE SORVEGLIANZA DELL’UNTORE

Il caos che regna nel mondo della scuola dimostra come non valga più il celebre aforisma di Marx che la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa.
Nella tecnocrazia draghiana la storia si ripete continuamente come farsa, e ad ogni ripetizione aggiunge ulteriori sfumature d’assurdo rispetto all’incarnazione precedente.
Il problema che la farsa ci costi la paralisi dei servizi essenziali, qualche centinaio di morti al giorno e una strisciante guerra civile rende purtroppo il riso suscitato dalla situazione amaro, troppo amaro.
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LA PERENNE SORVEGLIANZA DELL’UNTORE

Ieri pomeriggio ho avuto un incontro di lavoro con un cliente in una rinomata pasticceria del centro.
L’incontro in pasticceria è stato voluto da lui, io avrei preferito vederci in una casa privata o all’aperto, ma lui è stato inamovibile:
ha da poco fatto la terza dose, non accetta di vivere come se fosse un novax o fossimo ancora in lockdown.
All’incontro eravamo 4: io e una mia collaboratrice, lui e un suo socio, in 3 con la terza dose, io con la seconda.
Appena entrati nel locale il cameriere ci ha chiesto il green pass, e poi ci ha detto che se non siamo impegnati a mangiare/bere le mascherine vanno tenute alzate: non si appoggiano sul tavolo né si possono togliere.
Nelle due sale della pasticceria i camerieri controllavano la regola fosse rispettata, e riprendevano i clienti che tenevano abbassata la mascherina senza consumare.
Ora io comprendo la logica sanitaria della regola, ma a questo punto mi chiedo:
a che pro tenere aperti i locali se al loro interno sei sorvegliato da dei camerieri/controllori che vigilano che non appesti tutti gli avventori?
Che senso ha vietare a non vaccinati ogni luogo di raduno sociale e poi trattare i vaccinati come fossero delle bombe sporche che non vedono l’ora di esplodere?
La prima regola per far entrare e far rimanere i clienti nel tuo locale è fargli sentire bene accolti… le regole sanitarie imposte invece vanno esattamente nella direzione opposta:
il cliente è un pericolo pubblico, un irresponsabile su cui vigilare perché non faccia ammalare i suoi simili.
Tutto questo quando fra scuole, trasporti pubblici e luoghi di lavoro non si è fatto nulla per fare profilassi, sostenendo che il vaccino avrebbe risolto tutto.
Adesso siamo in larghissima parte vaccinati, abbiamo escluso i novax da ogni luogo pubblico, e nonostante questo stiamo in allarme perché tenere abbassata 30 secondi in più la mascherina in un bar potrebbe creare uno tsunami di contagi.
A questo punto avrebbe più senso (e sarebbe più coerente) ritornare in lockdown nuovamente, invece che lasciare tutto aperto e poi fare di tutto perché la gente si senta in colpa non appena esce dalla prigione casa-lavoro.
Ma tornare in lockdown significherebbe dire che i vaccini non sono la salvezza, e che il governo dei migliori puntando tutto sui vaccini ha sbagliato (concetto ribadito da Brunetta, Renzi, ecc in queste ore).
Quindi ecco il geniale compromesso:
non si fa lockdown, ma attraverso i mass media, regole e regolette, la pressione sociale si fa sì che ogni qual volta esci dal binario casa-lavoro per fare altro qualcuno ti sorveglia, ti fa sentire in colpa, ti tratta come se fossi un appestato che volontariamente cerca gli altri per contagiarli.
Se questo perenne sentirsi sorvegliati, colpevolizzati, non graditi è il “premio” istituito per i vaccinati dal governo dei migliori, allora evidentemente i migliori devono concepire la vita sociale come un lager, dove la massima ambizione è il non essere vessati arbitrariamente, e la norma è sperare di sopravvivere alla meno peggio un altro giorno.
Federico Leo Renzi
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