LA POST INTERIORITA’

LA POST INTERIORITA’: UN APPUNTO

Fra le decine di conversazioni che ho fatto con trapper, ce n’è una che mi ha colpito particolarmente, avvenuta circo un anno fa.

Ero in studio di registrazione con un produttore che mi stava facendo sentire un pezzo “grezzo”, e gli dissi che su quella base ci sarebbe stata bene una voce femminile.

Lui mi rispose che era meglio non lavorare con le femmine, perché hanno qualcosa di strano, qualcosa di simile all'”interiorità”, che le rende inadatte ai ritmi serrati di produzione della trap.

All’epoca pensai che fosse una stupidaggine, spiegabile col fatto che la trap rifiuta ideologicamente qualsiasi cosa riguardi la psicologia e la descrizione di un mondo “interiore” contrapposto a quello del successo e dell’ascesa sociale.

Oggi credo lui avesse colto qualcosa che mi era sfuggito, e che la post trap (in netta prevalenza femminile) sta portando a galla.

Se osserviamo superficialmente la volontà di ascesa sociale e il concentrarsi sull’immagine esteriore è simile per entrambi i sessi, ma il comparto femminile mostra qualcosa di più “complesso” che si muove sotto la superficie.

Questo “qualcosa” è difficilmente spiegabile ricorrendo a vecchi termini, che descrivevano un tipo psicologico in cui la contrapposizione fra pubblico e privato, fra maschera sociale e sentire intimo era netta, e il secondo andava salvaguardato dal primo.

Si potrebbe dire che le ragazze tentino di coniugare l’ascesa sociale con il mantenimento di una rete relazionale “stabile”, l’ossessività con cui si mostrano (nei selfie, nelle stories, ecc) con il tentativo di indicare allo spettatore che c’è un oltre, un nascosto, irriducibile a quanto mostrato sul web.

Fin qui potrebbe sembrare il vecchio intimismo, ma c’è qualcosa che lo separa nettamente da quest’ultimo: il fatto che viene mostrato, viene rivendicato.

Sia per motivi pragmatici che di marcatura di una differenza: se hai una media di 5 selfie e 4-8 stories al giorno, gran parte della tua giornata la passi a pensare ai social e all’essere sui social.

Ma il mostrare in una foto il fidanzato che ti aspetta fuori dalla sessione fotografica, o la migliore amica a lato del tavolo della SPA dopo che hai finito di fargli pubblicità, non è mero marketing, è indicare qualcos’altro, e le didascalie rinforzano l’idea: “Lui”, “Lei”, il profluvio di cuori e baci, ecc sono queste le “non spiegazioni” che accompagnano le immagini.

L’influencer/artista ti sta indicando che oltre il video lei ha un rete relazionale “solida”, che non è collegata al suo lavoro, ma viene mostrata ai lati, ai margini, negli interstizi del suo lavoro.

Questo di più viene rinforzato quando l’influencer/artista risponde alle domande dei fan o quando ci parli in privato: lei non aggiunge nulla a quanto mostrato, e se insisti lei cambia argomento o rivendica che sono “fatti suoi”.

Questo misto tipicamente femminile di mostrare e nascondere, indicare ma non definire, evocare ma rifiutarsi di spiegare, il tutto sempre e comunque messo sul web, io lo chiamo in mancanza di meglio “post interiorità”.

Federico Leo Renzi

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