LA RELIGONE DELLA SILICON VALLEY

LA RELIGONE DELLA SILICON VALLEY
Queste sono normalissime pubblicità che copiano (talvolta nemmeno modificandoli) i lanci dei prodotti o gli annunci agli investitori elaborati dalle big-tech della Silicon Valley.
Ora mettendo insieme questi annunci e i prodotti sponsorizzati risulta evidente una cosa: sono tutti “servizi” che tradizionalmente fornivano le religioni tramite il loro apparato istituzionale (cioè le chiese).
Fra i prodotti lanciati dalle big tech e le loro controllate, sussidiarie o partner ci sono:
Servizi per la sospensione tramite vetrificazione della morte
“Imbalsamazione” e conservazione del cadavere in attesa di tecnologie atte a riportarlo in vita o a trasferire la sua attività celebrale su un supporto non biologico (hardware o software)
Mappatura del cervello e ricostruzione virtuale dell’identità per “vivere” in uno spazio non fisico (cyberspazio)
Servizi di allungamento della vita tramite biohacking del corpo.
Fondanzione di città/isole utopiche senza governo gestite da intelligenza artificiale
Sviluppo di mezzi di trasporto, moduli abitativi, ecc per la colonizzazione dello spazio
Servizi per per ricreare virtualmente personalità di partner, figli, parenti, ecc defunti o spariti dalla propria vita, innestabili su robot per ricreare l’illusione di essere ancora insieme alla “persona amata”
Se vi sembrano altrettante puntate di Black Mirror o delle scene del film “The Circle”, è semplicemente perché gli autori di tali opere riflettono su quanto è già stato immesso sul mercato e/o è stato annunciato come prossimo lancio dalle big della Valley. Perché allora non si parla di religione della Silicon Valley? Per una serie di motivi che poco hanno a che fare con la sostanza, e molto con la forma e i pregiudizi storici che abbiamo riguardo al termine “religione”.
1- Per la gran parte degli studiosi (siano essi storici, politologi, sociologi, storici delle religioni ecc) il termine religione implica siano presenti le seguenti caratteristiche: un Dio o degli dèi adorati dai fedeli, un libro o un corpus di libri sacri, dei luoghi di culto chiamati templi, chiese o santuari, tabù sessuali e/o alimentari ecc cioè confondono il concetto di religione con le caratteristiche proprie della grandi religioni storiche finora conosciute (ebraismo, islam, cristianesimo, paganesimo greco-romano, ecc), non pensando che nuove religioni possano abolire e/o modificare significativamente questi marcatori che distinguono una religione da altre forme di aggregazioni profane.
2- Nonostante nella Silicon Valley si utilizzino termini di evidente derivazione religiosa (come “apostolo”, “evangelista”, ecc) le big-tech continuano a chiamarsi aziende, a chiamare i loro lavoratori “risorse umane”, “collaboratori” o “dipendenti”, e gli esterni con cui vengono in contatto “clienti”, sebbene servizi come Facebook, Apple o Github preferiscano evitare il termine “cliente” a favore di “membro della community” (termine desunto dalla teologia cristiana calvinista, ma sarebbe lungo da spiegare). A livello linguistico quindi non c’è nulla di sensibilmente diverso dalle tradizionali aziende (nessuno sano di mente parlerebbe di religione della Fiat, della General Motors o dell’ENI). La differenza è che i termini tradizionali vengono risignificati dalle prassi e dalla comunicazione aziendale, trasformando il cliente in una sorta di fedele postmoderno inserito in una comunità virtuale di credenti radunati attorno ad una serie di servizi, che sono sempre più modellati per soddisfare quei bisogni che tradizionalmente venivano soddisfatti dalle religioni e poi dagli stati nazionali (che li avevano sottratti alle religioni per sostituirle). L’azienda dai dirigenti così come dai dipendenti viene pensata sempre più come una comunità di credenti nella causa, e gli straordinari risultati economici e tecnologici di tali aziende sono razionalmente inspiegabili se non si tiene conto che chi ci lavora crede fermamente l’azienda sia una comunità religiosa a cui si prende parte per realizzare la propria vocazione “a fare la differenza” o “a cambiare il mondo”.
3- Secondo molti non si può parlare di religione perché centrale in ogni ragionamento dei dirigenti e dei dipendenti, così come degli investitori e degli azionisti rimane la nozione di “guadagno”, cioè la monetizzazione e l’aumento del benessere materiale di chi ruota intorno a queste aziende. Questa è un’obiezione di tipo moralistico ereditata dal cristianesimo: cioè il fatto che una religione debba essere gratuita e i suoi “servizi” pubblici e gratuiti. Una parte significativa delle religioni e dei culti non cristiani non sono “gratuiti” (cioè non si entra nel novero dei fedeli o della classe sacerdotale senza controparte in beni materiali), così come i loro “servizi” non sono mai stati gratuiti, ma venivano regolarmente pagati e nessuno aveva alcuna obiezione in merito.
Se leggete attentamente un’intervista a qualsiasi lavoratore o ex lavoratore (di qualsiasi livello) di una big-tech noterete che per lui/lei non c’è alcuna contraddizione nell’idea di guadagnare e far guadagnare l’azienda con ogni mezzo e l’idea di star cambiando in meglio il mondo, di svolgere un atto di filantropia verso la comunità, ecc l’etica calvinista qui è stata totalmente assimilata ed epurata da qualsiasi riferimento alla tradizione cristiana, diventando una religione del progresso umano che implica che i suoi fedeli più attivi siano premiati con il benessere materiale per tramite dall’Azienda-Chiesa.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante notebook e il seguente testo "IFN Una chat per parlare con i morti Microsoft deposita il brevetto: realtà e fantascienza si mischiano di Federico Cenci Reading Time: 3min read 08/02/2021 Image from SnappyGoat"
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