La Rivoluzione di Giorgio de Finis

La Rivoluzione di Giorgio de Finis

 
Mi diverte molto quello che sta accadendo a Roma dopo la nomina a Direttore del Macro dell’amico e artista Giorgio de Finis.
 Sposo completamente la linea del suo progetto perché è l’unica linea possibile per un sistema dell’arte contemporanea che sappia stare al passo dei tempi.
Per stare al passo dei tempi i soggetti principali ed essenziali sono due: l’artista con la sua ricerca e il linguaggio radicato nelle problematiche e dei valori culturali aggiunti del territorio che vive e abita e il suo pubblico, la sua comunità;  il suo territorio di cui lui è una risultante di rete.
Questo è l’unico contemporaneo pubblico sistema dell’arte che può interagire in maniera didattica e dialettica con addetti ai lavori privati che difendono le loro posizioni di rendita dell’intermediazione a sostegno di investimenti privati, quotazioni in borsa, bolle economiche e finanziarie (e balle storiche e culturali) che passano per la monopolizzazione, la falsificazione la mistificazione delle conquiste storiche dell’arte e degli artisti contemporanei.
Non mi sorprende che sia sotto attacco di certe testate specializzate d’arte contemporanea che alla fine del secolo scorso, proprio perché sostenevo che tutto dovesse essere fondato sull’autodeterminazione dell’arte e dell’artista nel secolo dei social network, erano arrivate a diffidarmi e allontanarmi legalmente, semplicemente perché incapaci d’affrontare una discussione di senso sul fare arte contemporanea e con una informazione palesemente legata a interessi privati a conquista del pubblico.
Rinnovo la mia stima, il mio appoggio e sostegno incondizionato Giorgio de Finis e il suo Macro, perché quello pubblico per esistere e resistere deve essere Altro sistema dell’arte, oltre il sistema dell’arte dentro il sistema dell’arte.
L’autodeterminazione dell’artista nella sua comunità è l’unica possibilità per fare si che storia e memoria culturale non siano qualcosa di omologato e omologante imposto da un mercato e da interessi che s’impongano dall’altrove.
Che le riviste d’arte contemporanea coltivino e tutelino i loro interessi privati che al pubblico ci pensa il Macro di Roma con i suoi artisti, era dagli anni novanta che aspettavo accadesse, al solito in Italia le cose si muovono un poco in ritardo rispetto altre realtà, ma finalmente si muovono.
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