La Saras faccia di Manu Invisible Accademia

Leggo su un blog che si presenta come anticolonialista, un articolo di un writer (che non si firma neanche con la sua tag) che mira a squalificare il più grande dei writer contemporanei isolani, colui che è riuscito a connettere la tradizione dello stile della lettera dei writer che hanno fatto la storia, alla public e street art contemporanea passando anche per la tradizione e la politicizzazione dei murales isolani.
Oggetto del bersaglio è  Manu Invisible, artista di grande cultura e spessore semiotico, che partito dal Liceo “Foiso Fois” di Cagliari è passato, si è formato e affinato presso storiche Accademie nazionali (si è specializzato nell’affresco e a Firenze è anche stato a Bottega, come ci si formava un tempo, del Maestro Massimo Callossi, la bottega “Del Bon Fresco”), da street artista ha vinto  una storica causa a Milano che legalmente attesta l’artisticità e il valore culturale della sua produzione artistica anche quando abusiva,  un artista residente indiscutibile, ma in questo depresso sud dell’isola, dove un’Accademia di Belle Arti non c’è mai stata, nel nome della propria costante servitù culturale e artistica mascherata d’anticolonialismo, si arriva a discutere anche l’indiscutibile, ma perché meravigliarsi?

Questo è un periodo storico dove si sostiene anche che la terra sia piatta

Nel lavoro etichettato come “marchetta” da questo anonimo writer in questo blog anticolonialista, il lavoro realizzato da Manu Invisble sembra non esistere, sembra non essere letto nel suo profondo messaggio di trasmissione della memoria, della storia, della cultura e della tradizione, che in quest’area della Sardegna “colonizzata” dalla Saras, l’Alta Formazione Artistica non c’è mai stata e non è mai nata, e da millenni la formazione artistica locale è basata su uno scambio e un passaggio generazionale che non è mai divenuto istituzionale, quale migliore messaggio poteva trasmettere Manu Invisble al suo “discusso” committente?
L’abilità di Manu Invisble è stata proprio, anche in quest’occasione quella di guardare oltre, il suo lavoro calato in quella realtà vale ben più di un Lenin di Rivera dipinto dinanzi a Rockfeller, e paragonare l’etica di Lord Bean a Manu Invisble è quanto meno indecoroso (poi chi l’ha detto che Lord Bean sia più famoso?).
L’operazione di Manu Invisble non è stata una marchetta, dietro quella scritta consapevolezza c’è  la consapevolezza degli sversamenti, dell’impatto ambientale del petrolio e del tumore, c’è la sofferenza di una comunità, mi chiedo perché nel nome della sua “eticità” questo anonimo writer  perché non si rivolga agli operai Saras piuttosto che a Manu Invisble?
Perché non considerare quanto loro in un territorio così depresso artisticamente e culturalmente prima che economicamente siano costretti a lavorare a contatto diretto con la Saras?

Manu Invisible, ha lavorato in maniera didattica e dialettica con il pezzo “Consapevolezza”.

Leggo la sua dichiarazione Ansa: “Un’opera dedicata alle generazioni future che raffigura una mano giovane che accoglie il passato”.
Trovo il lavoro meraviglioso e le critiche di una presunta marchetta espressione della tipica frustrazione isolana che materializza da millenni una servitù artistica e culturale ben lungi dall’autodeterminarsi, che costituisce la base e il fondamento della colonizzazione isolana, con questo triste scenario se la Saras andasse oltre i progetti scuola d’alternanza scuola lavoro e istituisse un’Accademia di Belle Arti privata con Manu Invisible docente e Maestro d’arte del muralismo avrebbe il mio plauso e sarebbe anche un modo per rifarsi una verginità dinanzi alla memoria e la storia che ne racconterà il reale impatto ambientale.
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather